Markets Strategy
Jackson Hole e la svolta di Powell
A conferma del ruolo centrale delle banche centrali nell’attuale fase di mercato, la FED torna sotto i riflettori. Le dichiarazioni di J. Powell al simposio di Jackson Hole hanno infatti aperto la strada a possibili aggiustamenti di breve termine nella politica monetaria, influenzando in modo significativo le aspettative dei mercati.
Il discorso del presidente della Fed, Jerome Powell, tenuto il 22 agosto 2025, ha rappresentato un punto di svolta. La frase che ha catalizzato l’attenzione dei mercati è stata: “La politica in territorio restrittivo, le prospettive di base e il mutare dell’equilibrio dei rischi potrebbero giustificare un aggiustamento della nostra posizione politica.”
Un messaggio interpretato come un chiaro segnale “dovish”, che lascia presagire un possibile taglio dei tassi già a settembre, salvo sorprese nei dati su occupazione e inflazione di agosto.
Powell ha sottolineato come l’ultimo report sui salari (payrolls) abbia aumentato i rischi per il mercato del lavoro, riducendo al contempo quelli al rialzo per l’inflazione. Questo potrebbe spingere la Fed a ridurre ulteriormente i tassi per raggiungere un equilibrio più neutrale, suggerendo una funzione di reazione più sensibile ai rischi sul fronte occupazionale.
Il Mercato del Lavoro Statunitense: Oltre i Numeri dei Payrolls
Il rallentamento dei payrolls nel secondo trimestre ha destato attenzione, soprattutto per le forti revisioni al ribasso di maggio e giugno. Le revisioni negative, pari a -258.000 unità, hanno riguardato in gran parte il settore privato, portando i payrolls di giugno a un quasi-stallo (+3.000 unità).
Tuttavia, è essenziale interpretare con cautela il dato mensile: in un contesto di crescita demografica e politiche migratorie in evoluzione, anche un numero inferiore di nuovi posti può indicare un mercato del lavoro equilibrato. Politiche migratorie più restrittive e una forza lavoro in crescita più lenta hanno mantenuto stabili disoccupazione, assunzioni, licenziamenti e offerte di lavoro.
Per una lettura più completa, il presidente della Fed di Chicago, Goolsbee, suggerisce di osservare quattro indicatori:
- Tasso di disoccupazione à Questo indicatore misura la percentuale della forza lavoro attiva che è senza lavoro ma in cerca di occupazione. Attualmente è basso e stabile, segnalando che, nonostante il rallentamento dei payrolls, il mercato del lavoro non mostra segni di deterioramento. La sua resilienza suggerisce che la domanda di lavoro resta solida e che non vi sono pressioni significative verso un aumento della disoccupazione.
- Tasso di assunzione → Indica la frequenza con cui le aziende assumono nuovi dipendenti. Sebbene sia rimasto basso per circa un anno e mezzo, il dato di giugno (3,6%) è solo leggermente inferiore a quello di maggio (3,8%) e invariato rispetto a un anno fa. Questo suggerisce che le imprese continuano ad assumere, ma con maggiore cautela, probabilmente a causa dell’incertezza economica e delle pressioni sui costi.
- Tasso di licenziamento → Rappresenta la percentuale di lavoratori licenziati rispetto al totale degli occupati. È insolitamente basso, riflettendo una strategia di “labor hoarding”, ovvero la tendenza delle aziende a trattenere i dipendenti anche in fasi di rallentamento economico per evitare costi futuri di riassunzione. A maggio e giugno il tasso si è attestato all’1,1%, inferiore ai livelli di inizio anno e stabile rispetto a dodici mesi fa, segnalando una forte volontà delle imprese di mantenere la forza lavoro.
- Tasso di offerte di lavoro → Misura la quantità di posizioni aperte rispetto al totale dei posti di lavoro disponibili. A giugno era al 4,6%, leggermente inferiore al 4,8% di maggio, ma comunque superiore ai livelli delle precedenti espansioni economiche. Questo indica che la domanda di lavoro da parte delle imprese rimane robusta, anche se meno intensa rispetto ai picchi registrati durante la pandemia.
In sintesi, nonostante le preoccupazioni sui payrolls, altri indicatori come ore lavorate e redditi aggregati mostrano solo un lieve rallentamento. Il quadro complessivo resta equilibrato, ma la crescente attenzione di Powell ai rischi al ribasso è un elemento nuovo e cruciale.
Inflazione: Segnali Misti e l’Impatto dei Dazi
I dati recenti sull’inflazione offrono un quadro contrastante. Il CPI di luglio ha mostrato un lieve calo (2,7% a/a contro 2,8% atteso), mentre il core CPI è stato in linea con le stime. L’inflazione dei beni core, inferiore alle attese (0,21% contro 0,5%), è stata interpretata come segnale di un minore “pass-through” dei dazi, aumentando le probabilità di tagli ai tassi.
Tuttavia, l’inflazione dei beni core resta elevata rispetto ai mesi precedenti, con alcune categorie (ricambi auto, mobili, beni ricreativi) ancora in accelerazione. Il rallentamento è stato guidato da abbigliamento e settore auto. I servizi core, invece, sono aumentati dello 0,36%, trainati da trasporti e assistenza medica.
La Fed ritiene che, in un mercato del lavoro più fragile, gli aumenti dei prezzi legati ai dazi siano meno propensi a generare una spirale salari-prezzi. Il tasso effettivo dei dazi è salito al 16% ad agosto, con ricavi tariffari annui pari a 330,4 miliardi di dollari. L’incertezza sui dazi ha frenato la domanda di lavoro nel secondo trimestre, con effetti sull’attività economica potenzialmente ritardati.
La Revisione del Quadro di Politica Monetaria della Fed
Durante il suo intervento a Jackson Hole, il Presidente Jerome Powell ha presentato la nuova Dichiarazione sugli Obiettivi a Lungo Termine e la Strategia di Politica Monetaria del 2025. Le modifiche, in gran parte attese, delineano un approccio più flessibile e reattivo da parte della Fed. Sinteticamente i cinque punti chiave:
- La politica monetaria è progettata per promuovere la massima occupazione e prezzi stabili in un’ampia gamma di condizioni;
- La Fed ha eliminato la strategia di compensazione introdotta nel 2020, che mirava a compensare i periodi di bassa inflazione permettendo un temporaneo superamento del target;
- È stato rimosso il riferimento alle carenze persistenti dalla massima occupazione. Ciò significa che la Fed interverrà contro la bassa disoccupazione solo se essa comporta chiare pressioni sui prezzi;
- Quando gli obiettivi di occupazione e inflazione divergono, la Fed valuterà l’entità e la tempistica di ciascuna deviazione. Questo guida le decisioni politiche quando si presentano trade-off tra i due mandati;
- La Fed ha ribadito il suo impegno ad agire con forza per mantenere le aspettative di inflazione a lungo termine ben ancorate, sottolineando che la stabilità dei prezzi è essenziale per un’economia solida e il benessere diffuso. Il target del 2% rimane centrale.
Implicazioni per la Politica e le Prospettive Economiche
Il messaggio di Powell, unito ai dati recenti, ha portato la probabilità di un taglio dei tassi a settembre al 90%. I prossimi report su occupazione e inflazione saranno determinanti per le scelte della Fed, che si trova a bilanciare il mandato di piena occupazione con la stabilità dei prezzi.
I rischi al rialzo includono effetti tariffari inferiori alle attese o ritardati, e un aumento del consumo legato agli incentivi per i veicoli elettrici. I rischi al ribasso derivano da dazi, prezzi, incertezza e possibile deterioramento del mercato del lavoro.
In conclusione, la Fed sta mostrando una maggiore sensibilità ai rischi sul mercato del lavoro. Questo potrebbe tradursi in un percorso di tagli dei tassi più aggressivo, rendendo i prossimi dati economici ancora più influenti sulle decisioni di politica monetaria.


