Lettera dell’AD
Mossa: prossimi mesi determinanti per capire cosa ci aspetta

Cari colleghi,
la pandemia mostra dei segnali di rallentamento in Europa, ma resta l’allarme preoccupante sulla diffusione dei contagi in America. Nel mondo siamo ad oltre 2 milioni di infezioni con oltre 130 mila vittime di cui il 15% circa dal nostro Paese. Numeri che richiamano senza ombra di dubbio alla responsabilità di garantire con la massima serietà e regole ben precise la sicurezza e la salute delle persone. Ma ci sono altri numeri che destano sempre più allarme non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche a livello politico: le stime di impatto della crisi sull’economia. Le previsioni del Fmi lasciano poco spazio all’interpretazione; quest’anno il mondo si stima possa perdere oltre 6 punti percentuali di crescita e passare da una previsione di +3,3% ad un -3%. Le stime sono diverse a seconda delle aree geografiche ma c’è da sottolineare come per il 90% dei Paesi la recessione venga considerata un dato di fatto. In tanti ci hanno ricordato come, dati alla mano, stiamo fronteggiando la peggiore crisi dalla seconda guerra mondiale, e per l’economia il peggior disastro dalla Grande Depressione del ’29. A fronte di questa violenta contrazione però le stime proiettano un 2021 che più che compenserà il calo del 2020, grazie alle politiche economiche senza precedenti.

Le prime indicazioni sull’economia negli Stati Uniti a marzo dipingono una situazione senza precedenti: le vendite al dettaglio, un indicatore anticipatore dei consumi che rappresentano il più grosso contributore del PIL americano, hanno registrato un calo più che doppio rispetto al momento peggiore della crisi post Lehman.

Dato ancora più significativo della violenza della crisi è quello delle richieste dei sussidi di disoccupazione che abbiamo già avuto modo di commentare nelle settimane scorse. Il dato di questa settimana registra ulteriori 5,2mln di nuove richieste che portano il saldo delle ultime 4 settimane ad oltre 20mln (rispetto ad una media mensile poco sopra 1mln), con un impatto sulle stime di disoccupazione che alcuni economisti proiettano già ben oltre il 10% (da un dato di febbraio tra il 3% ed il 4%).

Le colonne del Financial Times hanno posto giustamente enfasi sul concetto di “Great Shutdown” e non “Great Lockdown” per fotografare la situazione. Ovvero il grande black-out del sistema economico che si è spento sotto il peso di un “cigno nero” che sta scombussolando l’equilibrio mondiale. Adesso, oltre alle coraggiose misure già intraprese dalle singole banche centrali e dai governi, occorre un vero e proficuo coordinamento tra i diversi Paesi, creando le condizioni per modellare una ripresa comune, sostenibile e duratura. A dispetto dei proclami di protezionismo, in questa situazione la capacità di avere visioni internazionali di lungo termine, la geopolitica, torna ad essere un asset di fondamentale importanza.
In assenza di questo spirito di unità e condivisione, l’Europa rischia di soccombere rispetto alle altre potenze mondiali. Limitandoci solo a Cina ed US, la prima sta ripartendo come dimostrano i dati su export e manifattura ed i secondi stanno subendo per ultimi gli effetti della pandemia ma come abbiamo visto si muovono con grande rapidità e determinazione. Nel nostro continente, i Paesi del Nord hanno meno debiti e hanno poca fiducia verso quelli del Sud, ma come sappiamo le decisioni da prendere sono determinanti per il futuro della Ue. Sostegno al lavoro, intervento della Bei con i prestiti alle aziende, il Fondo Salva Stati allargato all’emergenza e, infine, la futura partita sul Recovery fund per finanziare infrastrutture e la ripresa. Seppur in una dialettica complicata, i segnali non sono così negativi come in alcuni casi si vuole fare pensare. Finora gli interventi per cercare di mettere al sicuro le persone sono state sostanzialmente all’altezza, ma siamo in ritardo ed il bivio da prendere ora riguarda la capacità di uscire dalla trincea e disegnare la ricostruzione. Proprio in questi giorni BCE e Commissione Europea hanno speso parole importanti in tal senso. La posta sul tavolo è alta soprattutto per realtà come l’Italia che, sempre secondo il Fmi, sarà il Paese peggiore al mondo per contrazione del PIL nel 2020 (-9,1%).
In Italia, il calo del tasso di contagi e di vittime porta un certo conforto. Ma il confronto con l’esperienza di altri Paesi rischia di essere riduttivo del nostro impegno. Un’interessante analisi della boutique americana Cazenove (JPM) ci suggerisce come in realtà la curva dei contagi sia decisamente più bassa rispetto a quanto indicano i dati ufficiali. Questo perché, al contrario di quello che avviene in Germania o in Francia, da noi non vengono eseguiti i tamponi ripetuti su tutte quelle persone a cui è stato diagnosticato il virus, ma che non avendone i sintomi così estremizzati, non sono stati ricoverati in ospedale. E le statistiche ci dicono che dopo 2-3 settimane se non sono finiti al pronto soccorso significa che hanno superato la malattia. In parole povere, il numero dei guariti reale è enormemente più elevato di quello che dicono le statistiche ufficiali.
All’emergenza “salute” che sta migliorando, serve adesso affiancare un piano chiaro di azioni come fatto all’estero: da una parte bisogna far presto con l’ossigeno per le imprese, dall’altra bisogna investire sulla ripresa. Soldi alle aziende e sicurezza nelle regole per ripartire. La presenza di Colao nella task force è sicuramente un segnale di fiducia da esprimere al mercato, ma anche qui il ritardo da colmare è importante.
I mercati si aspettano decisioni rapide e certezze. Da Roma come da Bruxelles. La gravità della recessione e le difficoltà nell’unire gli sforzi accentuano la volatilità e le pressioni sui listini. Le analisi dagli investitori sono perlopiù ancora molto caute, ma il messaggio che voglio passarvi è che guardando con attenzione alle diverse dinamiche, troviamo degli spunti molto interessanti.
Personalmente mi hanno positivamente colpito 3 aspetti e credo che questi debbano essere considerati almeno come parziale bilanciamento al consenso ancora piuttosto negativo:
1. A parte un momento generalizzato di panico, gli operatori stanno lavorando molto su aziende e settori con una dispersione dei rendimenti ai massimi storici. Abbiamo per esempio titoli come Amazon o Netflix su nuovi record, e altri come i trasporti o le banche all’estremo opposto. La selettività sta prevalendo sul sell off scontando uno scenario di ripresa di medio periodo in linea con quanto delineato dal FMI. Il messaggio sottostante è che tra sforzi di politica economica e caduta dell’economia il gioco potrebbe essere a somma zero e da qui una minore contrazione dei multipli ed un maggiore focus su qualità e vincitori e perdenti.

2. Un secondo elemento ci arriva poi dall’analisi fondamentale e tecnica. Le quotazioni sono risalite dai minimi ma siamo sempre sotto medie storiche di valutazione e la liquidità sul mercato sta aumentando a ritmi vertiginosi, senza grosse alternative di investimento. Nonostante la grande incertezza, alcune primarie case d’affari tra cui MS e GS hanno espresso una visione ottimistica sui prossimi mesi.
3. Il terzo elemento è legato alla volontà delle banche centrali a contenere il contagio e l’intervento della Fed a supporto dei cosiddetti “Falling Angels” è senza precedenti con l’annuncio anche di acquisti di ETF con sottostante credito per evitare shock di liquidità ed esplosione di default. Il problema non è certo risolto ma quantomeno è fortemente monitorato.
In questo contesto, la strategia sui portafogli deve essere molto chiara:
1. Poniamo la giusta attenzione alle iniziative che lanciamo perché rappresentano delle risposte concrete alla situazione di mercato. Nessuno ha la sfera di cristallo ma lo sforzo di darvi delle risposte concrete è massimo. Il fondo Lux IM Target 2023 nella logica tesoreria è un esempio concreto in questa direzione anche se con oggi dovremo chiudere a nuovi flussi per essere coerenti con la proposizione per la quale è nato. Se si dovesse ripresentare l’opportunità, saremo comunque pronti a coglierla.
2. Abbiamo una serie di soluzioni di investimento che, combinate con quelle già presenti nei portafogli, offrono un’occasione importante di diversificazione: guardando al file sulle performance giornaliere di Lux IM pubblicato su l’app prodotti è evidente che l’offerta è quanto mai diversificata e completa.
3. Continuiamo il percorso di progressività degli investimenti, è una delle poche certezze che abbiamo. Metodo e costanza in momenti di alta volatilità hanno sempre ripagato.
Ci aspettano ancora settimane molto dure ed è normale avere momenti di stanchezza ed anche di sconforto. Personalmente trovo grande motivazione nel sapere di lavorare per creare valore. Le persone hanno bisogno di noi, hanno bisogno di leader veri, persone capaci di professionalità e vicinanza, testa e cuore, fiducia e competenza. E’ un’occasione unica per dimostrare il nostro valore e creare valore. Gli sportivi sanno che durante una prestazione c’è un momento in cui le forze all’improvviso mancano ma tutto l’allenamento fatto per arrivare pronti, la grinta e l’obiettivo ci aiutano a non mollare ed a performare ancora meglio. Facciamo una telefonata in più, una domanda in più, facciamo quell’extra che una volta passata la crisi ci renderà ancora più orgogliosi e soddisfatti di quanto fatto insieme.
Conto su tutti voi.
Gian Maria