Markets Strategy
RCEP: un accordo commerciale storico in Asia

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RCEP: un accordo commerciale storico in Asia

La firma dell’accordo Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) da parte di Cina, i 10 membri dell’associazione dei paesi del sud-est asiatico (ASEAN), Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, avvenuta il 15 novembre ha il potenziale di modificare i rapporti commerciali nella regione  Asia/Pacifico per diverso tempo. L’impatto sarebbe ancora più rilevante qualora si unisse anche l’India, che per il momento si è fatta da parte per i timori che il proprio settore manifatturiero possa essere penalizzato dalla concorrenza cinese.

Grande risalto è stato posto sul fatto che l’accordo interessi il 30% del Pil e della popolazione mondiale.

Il principale risultato dell’intesa è quello di armonizzare il frastagliato sistema di tariffe e di regole di origine del prodotto derivante da una serie di accordi bilaterali tra i vari Paesi partecipanti. L’obiettivo dei membri di questa alleanza commerciale è infatti quello di ridurre allo 0% le tariffe sul 90% dei prodotti entro i prossimi 10 anni. L’accordo prevede anche misure di armonizzazione su proprietà intellettuale, servizi finanziari, servizi professionali, telecomunicazioni e e-commerce.

L’effetto più concreto del RCEP, quindi, è quello di porre la Cina al centro dei rapporti commerciali della regione asiatica a tutto scapito degli USA, nonostante la volontà politica del neo-eletto presidente americano Joe Biden di riportare gli USA a ricoprire un ruolo di leadership nelle relazioni commerciali internazionali.

Secondo le stime del Peterson Institute for International Economies, il RCEP potrebbe aumentare il Pil mondiale di USD186 miliardi all’anno entro il 2030, con il Pil di ogni Paese coinvolto aumentato dello 0,2% annuo. Il RCEP avrà la conseguenza di dare un’ulteriore spinta allo sviluppo commerciale tra i Paesi coinvolti. Nei primi tre trimestri del 2020, infatti, l’interscambio commerciale tra la Cina e i paesi ASEAN ha registrato un incremento del 5%.

I vincitori dell’accordo appena firmato sembrano essere nel complesso Cina e Giappone. La prima potrebbe vedere un incremento del Pil fino a USD100 miliardi nei prossimi 10 anni grazie ai maggiori commerci con il resto della regione, mentre il Paese del sol levante dovrebbe vedere una riduzione delle tariffe sul 90% dei prodotti che esporta.

Il forte recupero dell’economia cinese negli ultimi mesi, grazie alla riuscita negli sforzi per contenere la pandemia, potrebbe ulteriormente contribuire al successo di questo accordo commerciale.

Le buone prospettive di crescita rafforzano la view  positiva sull’equity dei paesi asiatici.

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