MARKETS STRATEGY
Stati Uniti: quali scenari per l’anno che verrà

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Stati Uniti: quali scenari per l’anno che verrà

Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto le stime di crescita a livello globale per il biennio 2022-23. Per gli Stati Uniti le previsioni sono state ridotte all’1,6% per il 2022 (dal 2,3% previsto a luglio), mentre sono rimaste invariate all’1,0% per il 2023. Da tali stime emerge che, sebbene l’economia statunitense, come quella globale, sia proiettata verso un forte rallentamento, al momento l’ipotesi di recessione sembrerebbe non doversi realizzare nel breve periodo.

Tuttavia, lo scenario macroeconomico attuale genera maggiore incertezza sull’evoluzione del sentiero di crescita del Paese nei prossimi trimestri.

L’elevata inflazione sta progressivamente determinando un ridimensionamento del potere d’acquisto dei consumatori che, di conseguenza, hanno cominciato a ridurre la domanda di beni durevoli. Questo approccio è confermato dall’andamento degli indicatori anticipatori del ciclo economico negli Stati Uniti a cura dell’Institute for Supply Management (ISM), che a settembre ha fornito segnali a favore di un rallentamento più marcato delle attività manifatturiere. Per il comparto industriale sono infatti emerse indicazioni di un forte calo, in prospettiva, dei nuovi ordini e, conseguentemente, dell’occupazione, con i rispettivi indici tornati in territorio di contrazione. Al contrario, la domanda di servizi appare in prospettiva più resiliente, grazie all’accresciuta mobilità nel Paese dopo i blocchi della pandemia: l’indice ISM dei servizi di settembre si è attestato in territorio ancora espansivo, mostrando modeste correzioni delle componenti ordini e attività, sempre su livelli elevati, e un miglioramento dell’occupazione.

Tuttavia, sebbene i consumi possano essere ridimensionati nella loro composizione per effetto di un maggior spostamento dai beni ai servizi, il sentiero predittivo del loro andamento rimane positivo, grazie al reddito da lavoro e ad un’ampia riserva di risparmio accumulato durante la pandemia. Le indagini condotte dalla Fed di New York indicano infatti un’elevata fiducia dei consumatori sulla tenuta dei redditi da lavoro.

In effetti, il calmieramento sul fronte dei salari potrebbe richiedere ancora diversi trimestri per verificarsi. L’occupazione continua infatti a crescere ad un ritmo solido e i sussidi di disoccupazione si attestano su livelli storicamente bassi. La domanda di lavoro rimane su livelli record, mentre l’offerta è sempre insufficiente, come segnale il fatto che ci sono 1,7 posizioni aperte per ogni disoccupato.

In un simile contesto, caratterizzato da elevata inflazione e da un mercato del lavoro solido, l’azione di politica monetaria assume un ruolo chiave: in assenza di un approccio adeguatamente restrittivo, la pressione al rialzo sui salari continuerebbe a sostenere i redditi reali e la domanda finale, impedendo un rientro endogeno e duraturo dell’inflazione. La Federal Reserve potrebbe pertanto essere obbligata ad alzare i tassi in maniera molto sostenuta nei prossimi mesi per riportare sotto controllo la crescita dei prezzi, impattando tuttavia sensibilmente il potere d’acquisto delle famiglie e la domanda.

Sembrerebbe pertanto sempre più difficile che l’economia USA possa evitare una recessione nel corso del 2023.

Affinché gli sforzi di politica monetaria siano efficaci nella lotta all’inflazione, è fondamentale che la politica fiscale sia accuratamente bilanciata. Un approccio eccessivamente espansivo da parte del Governo rischierebbe di alimentare l’instabilità finanziaria, complicando il compito delle autorità monetarie. I recenti accadimenti nel Regno Unito sono rappresentativi di quanto sia delicata la corretta calibrazione delle misure fiscali in una fase di politica monetaria restrittiva e di inflazione elevata.

In quest’ottica, assumono particolare rilievo le elezioni midterm l’8 novembre, che rinnoveranno tutta la Camera e un terzo del Senato. Ad oggi i sondaggi prevedono un ritorno della Camera in mano ai Repubblicani e il mantenimento di una possibile maggioranza risicata Democratica al Senato. Tuttavia, l’incertezza legata a questo scenario è elevata.

Nell’ipotesi di un Congresso diviso, il sentiero della politica economica dovrebbe rimanere congelato/neutrale fino alle elezioni presidenziali del 2024, con un blocco di riforme e interventi legislativi rilevanti, dato che nessuno dei due partiti avrebbe mano libera per attuare la propria agenda.

L’eventualità di un biennio di inerzia legislativa e di iniziative politiche limitate alle aree influenzate da ordini esecutivi, consentirebbe il mantenimento di una politica fiscale non eccessivamente espansiva che non contrasterebbe con l’azione restrittiva della Federal Reserve e consentirebbe un più rapido calmieramento dell’inflazione, limitando la portata e la durata di un’eventuale recessione.

Il mercato obbligazionario sembrerebbe aver già in buona parte scontato l’ipotesi di un forte rallentamento dell’economia USA. Infatti, la pubblicazione di dati negativi, come la sorpresa al rialzo rispetto alle aspettative del dato di CPI di settembre, sembra avere effetti marginalmente inferiori rispetto al recente passato sulla parte a lunga della curva governativa americana. Si conferma pertanto un posizionamento di neutralità sul comparto obbligazionario governativo statunitense, con preferenza per le scadenze medio-brevi della curva.

All’interno di un posizionamento generale di neutro/negatività sull’asset class azionaria, si mantiene un orientamento neutrale sull’asset class azionaria statunitense: le quotazioni in termini di multipli di bilancio iniziano ad essere interessanti, tuttavia il possibile rallentamento della crescita economica nei prossimi trimestri potrebbe portare ad una revisione al ribasso delle stime sugli utili prospettici. A livello settoriale, si consiglia ancora prudenza sui comparti più sensibili all’andamento dei rendimenti, quali ad esempio i beni di consumo discrezionali e i tecnologici, a favore dei comparti più difensivi, come ad esempio farmaceutici e consumer staples.

 

LA TENUTA DEI SERVIZI NON SEGNALEREBBE UNA RECESSIONE IMMINENTE

Elaborazione: fonte interna.

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