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Istituti Centrali e politiche monetarie: cosa succede e cosa aspettarsi

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Istituti Centrali e politiche monetarie: cosa succede e cosa aspettarsi

Nell’ultimo mese del 2024, l’analisi degli incontri di politica monetaria dei principali istituti centrali globali ha rivelato un segnale importante: le banche centrali stanno implementando politiche monetarie in modo disomogeneo, seguendo i cicli economici e le condizioni delle rispettive economie.

Negli ultimi mesi del 2024, la divergenza nelle politiche monetarie a livello internazionale si è accentuata, sia tra continenti sia all’interno degli stessi. Le banche centrali dei Paesi sviluppati stanno gradualmente allentando le politiche restrittive, mentre quelle dei Paesi emergenti cercano di contenere l’inflazione elevata mantenendo tassi di interesse restrittivi.

Nei Paesi sviluppati, l’entità dei tagli non è omogenea a causa dei diversi livelli di inflazione e degli obiettivi di politica monetaria delle banche centrali. Ad esempio, la BCE, il cui mandato è la stabilità dei prezzi, ha ridotto il costo del denaro di 25 punti base a dicembre, segnalando un possibile allentamento nei prossimi mesi per rispondere alla debolezza dell’economia dell’Eurozona e a un’inflazione vicina all’obiettivo. La Banca Nazionale Svizzera, che mira anche a sostenere la crescita economica e stabilizzare la valuta, ha optato per un taglio più incisivo di 50 punti base. La Bank of England ha mantenuto i tassi invariati a dicembre per contenere le pressioni inflattive persistenti. La Bank of Japan ha mantenuto i tassi invariati, in attesa di conferme sul ciclo virtuoso salari-prezzi. La Fed, con il doppio mandato di stabilità dei prezzi e piena occupazione, ha ridotto il costo del denaro di 25 punti base, ma ha segnalato cautela nelle prossime mosse, data la solidità dell’economia e un’inflazione potenzialmente in aumento dopo l’elezione di Donald Trump.

Molte economie emergenti affrontano inflazione elevata e volatilità sui mercati valutari. Alcune banche centrali hanno ripreso ad aumentare i tassi (Brasile), mentre altre hanno interrotto gli interventi (Messico).

FEDERAL RESERVE: LA SORPRESA È NELLE ASPETTATIVE

L’ultimo meeting della Federal Reserve del 2024 si è concluso con un taglio di 25 punti base del tasso di riferimento, ora nell’intervallo del 4,25%-4,50%. La decisione non è stata unanime: il presidente della Fed di Cleveland, Hammack, ha dissentito, preferendo mantenere i tassi precedenti (4,50%-4,75%).

Ci sono stati cambiamenti minimi ma rilevanti nel comunicato di politica monetaria. La crescita economica è stata descritta come “solida”, le condizioni del mercato del lavoro come “generalmente allentate” e l’inflazione ha “fatto progressi” verso l’obiettivo del 2%, pur rimanendo “elevata”. Il cambiamento più rilevante riguarda l’introduzione di due fattori nella determinazione del futuro allentamento: “l’entità” e “la tempistica” degli interventi sui tassi, indicando un possibile rallentamento del ritmo e della misura delle future decisioni.

Le maggiori novità riguardano le proiezioni macroeconomiche e le opinioni dei membri del comitato sui futuri tassi di interesse, rappresentate dai “dots”. La crescita e l’inflazione sono state riviste al rialzo, mentre il tasso di disoccupazione è stato rivisto al ribasso, confermando una maggiore fiducia nella solidità dell’economia statunitense. Il Comitato prevede di raggiungere l’obiettivo di inflazione del 2,0% non prima del 2027, un anno più tardi rispetto a quanto ipotizzato a settembre.

A seguito della revisione al rialzo delle prospettive di inflazione, la mediana delle opinioni sui tassi federali per il 2025 e il 2026 è aumentata di 50 punti base, prevedendo due tagli dei tassi di 25 punti base nel 2025 e altri due nel 2026, rispetto ai quattro tagli previsti a settembre. La mediana delle opinioni sui tassi federali è stata rivista al rialzo di 25 punti base anche nel 2027, con il tasso neutrale ora visto al 3,0% (+0,10%).

Nel complesso, le nuove proiezioni delineano una politica monetaria più aggressiva rispetto a tre mesi fa. Jerome Powell, in conferenza stampa, ha ribadito che le proiezioni del FOMC non rappresentano un piano predefinito e che le opinioni potranno cambiare con l’evoluzione del quadro macroeconomico. Powell ha commentato che la decisione di dicembre sui tassi è stata “difficile” data la revisione al rialzo delle prospettive di inflazione e la fiducia nella crescita economica.

Powell ha sottolineato che il FOMC rimane fiducioso che l’inflazione continui a scendere, anche se il ritmo della disinflazione potrebbe essere accidentato e lento. Alcuni membri del FOMC hanno iniziato a considerare i possibili impatti delle politiche commerciali aggressive, che potrebbe spiegare la revisione al rialzo delle previsioni di inflazione.

Dall’ultimo meeting del FOMC emerge che la Federal Reserve è entrata in una nuova fase di accomodamento della politica monetaria, caratterizzata da maggiore flessibilità in termini di “entità” e “tempistiche” degli interventi futuri, a seconda dell’evoluzione dello scenario economico. Powell ha affermato che la Fed sta “guidando in una notte nebbiosa”, richiedendo cautela e lucidità di azione.

La solidità della crescita statunitense e le incertezze sulla disinflazione potrebbero portare la Federal Reserve a procedere con tagli dei tassi limitati e non lineari nel 2025, in base ai dati economici domestici.

ANDAMENTO DEI TASSI DI INTERESSE NELLE PRINCIPALI ECONOMIE

(fonte Markets Strategy)

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