Consiglio europeo: tra MES e Eurobond, il compromesso si chiama Recovery Fund
Si è tenuta ieri la riunione del Consiglio Europeo, l’organo che comprende i capi di stato e di governo dell’UE, chiamato a decidere le misure di sostegno economico ai Paesi europei più colpiti dalla pandemia.
Due settimane fa l’Eurogruppo, cioè l’assemblea informale dei ministri dell’Economia dell’eurozona, aveva individuato tre canali “tradizionali” per accedere ai finanziamenti: il MES (il fondo europeo “salva stati”), la Banca Europea per gli investimenti e la Commissione Europea attraverso con la cassa integrazione dell’Unione.
Da allora però diversi Stati – fra cui l’Italia – hanno spinto per misure più ambiziose – come i cosiddetti “Eurobond” – che possono essere deliberate soltanto dal Consiglio Europeo, che detta l’agenda politica all’Unione poiché si compone dei capi di Stato e di Governo dei singoli Paesi.
La mediazione raggiunta tra le diverse posizioni degli Stati membri è quella di creare un Fondo per la ripresa finanziato dai contributi di ciascuno stato al bilancio dell’Unione Europea, capace così di emettere titoli e raccogliere soldi sui mercati per poi prestarli ai Paesi in difficoltà. Un compromesso tra le posizioni tedesche e olandesi (stati sostenitori del MES) e quelle dei paesi del mediterraneo (propensi al varo degli Eurobond). In discussione, adesso, è l’entità del fondo e le condizioni dei versamenti ai Paesi che decideranno di accedervi.
La Spagna propone che l’Unione Europea accetti di contrarre un «debito perenne» per emettere dei titoli comunitari, e di conseguenza eroghi i soldi del Fondo senza chiedere ai paesi di restituirli. Gli interessi sui nuovi titoli comunitari verrebbero pagati attraverso tasse “europee”, per esempio sulla produzione di anidride carbonica. In totale il contributo al bilancio europeo dei singoli paesi aumenterebbe fino al 2 per cento del PIL nazionale.
Seguendo questa strada, i paesi del Nord dovrebbero limitarsi a dare un maggiore contributo al bilancio comunitario, mentre i paesi del Sud non sarebbero costretti a contrarre ulteriori debiti per rimettere in sesto la loro economia.
Ma i punti da chiarire restano molti. Primo fra tutti: la Germania e i paesi del Nord Europa accetteranno che l’Unione Europea contragga un “debito perenne”?
Dopo questo primo accordo di base sulla creazione del Recovery Fund, iniziano adesso i negoziati per dare sostanza alla proposta.