Aiuti UE: la Commissione propone 750 miliardi nel prossimo bilancio 2021-2027
La Commissione Europea ha formalizzato mercoledì la proposta relativa agli aiuti per sostenere l’economia degli Stati più colpiti dal Covid-19, da inserire nel prossimo bilancio comunitario: 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi da distribuire a titolo di sovvenzioni a fondo perduto e 250 miliardi sotto forma di prestiti.
La road map tracciata da Bruxelles indica gennaio del prossimo anno come mese in cui i nuovi fondi saranno resi disponibili e segna anche quale sarà la prima tappa decisiva di questo percorso: il Consiglio europeo del prossimo 17 e 18 giugno, quando i leader Ue cercheranno un accordo sul prossimo bilancio pluriennale.
A confrontarsi – come ormai da tradizione consolidata in questi mesi – saranno i Paesi del Sud, guidati da Italia e Spagna, e il fronte dei “rigoristi“ con Austria, Olanda, Svezia e Danimarca a guidare il drappello. A mediare ancora una volta, da una parte la Francia e dall’altra la Germania.Primo ambito di discussione sarà il rapporto tra sovvenzioni e prestiti.

Con la proposta di mercoledì, la Commissione Ue ha di fatto accolto il piano franco-tedesco, particolarmente gradito ai Paesi del sud. Per questa ragione, i rigoristi – Olanda in testa – cercheranno di abbassare la quota finale da 750 miliardi di euro e sopratutto di ridimensionare le sovvenzioni, aumentando piuttosto i miliardi destinati ai prestiti.
L’altro grande tema al centro del dibattito riguarderà il finanziamento del Recovery Fund. Tecnicamente, la Commissione otterrà i 750 miliardi innalzando “temporaneamente” il tetto delle risorse proprie del bilancio comune al 2% del Pil Ue. La proposta prevede però che il debito venga rimborsato entro il 2058, attraverso il bilancio comune post 2027. Non sarà quindi un debito europeo permanente, come auspicato dai Paesi del sud. La battaglia in sede di mediazione sarà soprattutto sulle cifre: ovvero quanti fondi Bruxelles potrà raccogliere sul mercato, senza attingere dalla tassazione.
Per cercare di portare gli Stati rigoristi a più miti consigli, Bruxelles ha previsto che i finanziamenti da Recovery Fund debbano essere impiegati esclusivamente per finanziare programmi europei, rassicurando i più critici sul fatto che ci sarà un controllo esterno su come i fondi verranno spesi dai Paesi del Sud Europa. Da decidere sarà in primis la rigidità dei controlli, nonché quali programmi europei finanziare e in che percentuale: transizione verde, digitale e infrastrutture sanitarie sembrano i settori strategici in cui l’Ue punta ad indirizzare gli investimenti.
Se i leader degli Stati Membri dovessero mettersi d’accordo su tutti i punti aperti nel prossimo Consiglio di giugno, la Commissione prevede nel corso dell’estate la consultazione del Parlamento europeo e entro la fine dell’anno la ratifica dell’accordo. Il Recovery Fund potrà quindi essere operativo non prima del gennaio 2021.