Le borse mondiali post Covid: come hanno reagito e cosa dobbiamo aspettarci

Dark mode
1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle

Le borse mondiali post Covid: come hanno reagito e cosa dobbiamo aspettarci

Dal picco negativo raggiunto il 23 marzo, l’indice Standard & Poor’s 500 ha recuperato terreno fino a far registrare un inaspettato +39% (dato al 3 giugno). Nei giorni più bui dei mercati, nessuna previsione avrebbe fatto immaginare un recupero in tempi così brevi, in un contesto in cui l’America fa registrare un tasso di disoccupazione ormai vicino al 19% (oggi pomeriggio verranno aggiornati i dati ufficiali) e il fallimento di molte aziende, anche importanti. I fattori che giustificano una ripresa dell’indice di questa portata sono principalmente due: l’ulteriore iniezione di liquidità voluta e dalla Fed e le ingenti politiche fiscali espansive varate dal Congresso.

Ad aprile il Governo degli Stati Uniti ha nuovamente rafforzato il pacchetto di aiuti fiscali alle famiglie e alle imprese, portando il volume complessivo della manovra anti Covid-19 all’11% del Pil a stelle e strisce. Il mercato ha considerato già scontate le notizie relative all’economia reale e ha dato credito all’efficacia prospettica delle misure varate dal Governo e dalla Banca Centrale. La FED infatti ha portato i tassi dei FED Funds da 1,75% a 0,25%, con un QE esteso anche ai titoli corporate. I rendimenti dei T Bonds a 10 anni hanno toccato così il loro minimo assoluto allo 0,6% per poi risalire verso lo 0,8%. Solo questi dati – insieme al graduale rientro del risk premium – sono in grado di spiegare il rialzo così repentino dell’indice S&P 500. La fiducia sul futuro dell’economia americana deriva anche dall’aspettativa legata al fatto che le elezioni presidenziali prolungheranno le iniziative straordinarie anche oltre il loro livello fisiologico.

Un ottimismo che, se comparato con i dati relativi ad altri mercati, non trova pari altrove se non in Cina.
Confrontando infatti i valori di chiusura del 3 giugno con i massimi registrati i primi mesi dell’anno gli USA registrano un calo complessivo del 7,78%, mentre la Cina del 5,30%.
L’Europa invece, forse a causa dell’eccessiva frammentazione e dell’incertezza sulle misure messe in campo dall’UE, fa registrare un -15,41% rispetto ai livelli di febbraio, con l’Italia fanalino di coda a -22,91%.

Se si allarga l’analisi al periodo successivo alla crisi Lehman Brothers, gli USA a febbraio viaggiavano comunque su livelli in crescita di circa il 100% rispetto ai minimi del 2008-2009, mentre l’Europa risultava avere valori solo leggermente superiori rispetto ad allora, con l’Italia sotto del 40%. Dati che evidenziano un divario enorme nel trend di crescita delle diverse economie, che questa crisi rischia di ampliare ulteriormente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *