I Sustainable Advisor riuniti in Convention
I nostri Sustainable Advisor, la categoria di consulenti specializzati nella conoscenza di prodotti, strumenti e best practice del mondo ESG, hanno partecipato alla loro prima Convention: una due giorni di approfondimento e networking, a cui era presente anche il vicedirettore generale Marco Bernardi, dedicata proprio alla sostenibilità.
L’evento, ricco di interventi e tavole rotonde tenute da esperti della materia esponenti di associazioni, osservatori specializzati, imprenditori e mondo accademico è stato impreziosito dalla creazione di un vero e proprio Manifesto: una sorta di Costituzione stilata per delinearne non solo l’identità ma anche i principi, gli obiettivi e l’intero percorso. La fotografia emersa dal dibattito sulla transizione green è in chiaro-scuro. In particolare i rappresentanti di Asvis hanno analizzato i costi e i benefici in uno scenario prospettico. Al netto dei danni che diversi livelli di emissioni genererebbero sul PIL (maggiori nel caso dello scenario business-as-usual), su un piano economico la transizione determinerebbe un costo non insignificante in termini di PIL e di PIL pro-capite tra il 2025 e il 2050, più ridotto per i Paesi OCSE e maggiore per gli altri Paesi del G20. Con una politica fiscale che aumenti il prezzo del carbonio e usi i relativi proventi per “compensare”, soprattutto nel periodo 2025-2035, gli effetti negativi della transizione sulle disuguaglianze e sul PIL, a partire dal 2035 il reddito pro-capite aumenterebbe rispetto allo scenario di mancata transizione. Se si adottassero ulteriori politiche volte a migliorare l’efficienza dei mercati, l’effetto netto della transizione sarebbe positivo, soprattutto per le economie emergenti a partire dal 2040.
Secondo l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) oggi la transizione costa meno che in passato ma occorre prestare attenzione a non inseguire alcune chimere che possono pesare per miliardi come per esempio il nucleare per l’Italia. L’Ispi si è concentrato quindi sul grande dilemma della sicurezza economica, stretta tra le elezioni americane con il protezionismo e la campagna elettorale di Biden e il damping delle auto cinesi. Le elezioni Usa – secondo l’esperto – non saranno uno spartiacque nella transizione green: anche qualora dovesse vincere Donald Trump, non cambierà molto nella politica estera ed energetica a stelle e strisce. Internamente potrebbero essere rinominate le policy ma non si teme un ribaltamento della direzione intrapresa. Il fatto che entrambi i candidati siano pro-imprese, inoltre, tranquillizza il mercato.

Tornando ai costi della transizione MainStreet ha ricordato che il net-zero entro il 2050 richiederà investimenti nella transizione energetica per 173 trilioni di dollari in 10 anni: da soli i Governi non possono finanziare questo ammontare e quindi occorre reindirizzare capitali privati verso progetti e società più sostenibili sia da un punto di vista ambientale che sociale. Ciò in parte sta già avvenendo tramite una regolamentazione sia a livello di investimenti (pensiamo alla Mifid) sia a livello corporate impegnate a controllare maggiormente la loro catena del valore su aspetti ambientali e sociali, orientate anche a essere più trasparenti nei confronti di tutti gli stakeholders.
Presenti alla tavola rotonda anche eAmbiente Group e Treedom che hanno portato le loro case history contribuendo al dibattito.
Al momento il team pilota di Banca Generali Private è composto da 50 professionisti, rappresentati dal Sales Manager Strategico per la sostenibilità Enzo Ruini. Negli obiettividi Banca Generali questi banker diventeranno 80 a fine anno e 150 entro fine 2025. Il requisito per entrare a far parte della categoria è avere una spiccata sostenibilità per il tema, essere dotati di una certificazione Efpa Esg, avere un’elevata incidenza di prodotti Esg sulle masse e utilizzare i tool digitali in grado di guidarli nella migliore costruzione dei portafogli sostenibili anche attraverso simulazioni e funzionalità avanzate.
