Markets Strategy
Contesto economico all’insegna dell’incertezza
Nonostante la strategia di Trump in tema di dazi e tariffe sia stata finora improntata ad una logica di «pragmatismo selettivo», sia in relazione ai Paesi colpiti dalle che alle merci coinvolte, si è assistito ad una crescente incertezza sul fronte delle politiche commerciali a livello globale.
Tale incertezza deriva, da un lato, dalla difficoltà di quantificare quale potrebbero essere gli impatti delle misure sinora annunciate su crescita e inflazione (soprattutto negli Stati Uniti), dall’altro dalla «confusione» legata alla frequente inversione di posizioni dell’amministrazione Trump sui dazi, alle minacce profuse e poi ritirate, ai ripetuti rinvii nell’applicazione delle misure tariffarie annunciate.
Tra gli elementi che di recente hanno contribuito all’aumento dell’incertezza vi sono le tariffe universali del 25% su acciaio, alluminio e derivati in vigore dallo scorso 12 marzo. I Paesi più colpiti sono Canada e, in misura minore, Messico, dai quali proviene circa il 40% dell’acciaio e dell’alluminio importati dagli Stati Uniti. Meno colpita Unione Europea, che comunque ha risposto con contromisure su prodotti statunitensi dal 1 aprile.
Il 2 aprile entreranno in vigore nuove tariffe imposte dagli Stati Uniti su vari prodotti provenienti dal Venezuela, tra cui petrolio e gas. Queste tariffe saranno del 25% e mirano a penalizzare i Paesi che commerciano con il Venezuela. Inoltre, potrebbero esserci nuove tariffe su automobili e prodotti farmaceutici, oltre che l’applicazione di tariffe reciproche, anche se non è ancora chiaro se e quando queste entreranno in vigore. Il contesto è, quindi, caratterizzato da tensioni crescenti.
GLI EFFETTI SULLA FIDUCIA
I timori di rialzo dei prezzi per effetto di una guerra commerciale più estesa, sommata all’incertezza derivante dai tagli al personale del settore pubblico (effettivi o annunciati) e di alcune società direttamente coinvolte nei settori già colpiti da dazi, stanno cominciando ad avere un impatto negativo sulla fiducia dei consumatori e delle imprese negli USA.
L’indice di fiducia dei consumatori della University of Michigan è sceso a marzo a 57,9, il minimo dal novembre 2022. Più che il calo della fiducia, ha sorpreso il balzo delle aspettative di inflazione a 1 anno (4,9%) e a 5 anni (3,9%). E’ dal 1993 che non venivano raggiunti livelli del genere. Nonostante le attese dei consumatori siano largamente determinate dalla situazione contingente e poco predittive dei valori futuri, aspettative di prezzi futuri in forte aumento incidono sulle scelte correnti di spesa.
Il Consumer Confidence Index del Conference Board per marzo 2025 è sceso a 92,91, segnando il quarto mese consecutivo di diminuzione della fiducia dei consumatori negli Stati Uniti. L’indice delle aspettative, che misura le prospettive a breve termine dei consumatori riguardo al reddito, agli affari e alle condizioni del mercato del lavoro, è sceso di 9,6 punti, toccando 65,2, il livello più basso degli ultimi 12 anni.
STIME DI CRESCITA E INFLAZIONE
L’applicazione dei primi dazi e l’aumento delle aspettative di tariffe commerciali più elevate e diffuse hanno portato ad una revisione al ribasso delle previsioni di crescita economica globale e al rialzo delle stime di inflazione nei vari Paesi da parte dei principali organismi internazionali.
Infatti, il 17 marzo l’OCSE ha diffuso l’aggiornamento periodico dell’Economic Outlook, da dove è emersa lieve revisione al ribasso delle prospettive di crescita globali e un aumento delle stime di inflazione nel 2025.
Alla base delle stime dell’OCSE vi è il mantenimento dei dazi e delle tariffe sinora annunciate, quali ad esempio quelle tra Cina e Stati Uniti, il dazio universale del 25% sulle importazioni statunitensi di acciaio e alluminio e quelli del 25% sulle merci importate dal Canada e dal Messico negli Stati Uniti. Le proiezioni ipotizzano, inoltre, l’adozione di dazi di ritorsione equivalenti da parte di Canada e Messico sulle importazioni di merci dagli Stati Uniti e non considerano altri dazi aggiuntivi.
Nel dettaglio, l’applicazione prolungata di politiche commerciali protezionistiche pari a quelle attualmente in vigore potrebbe avere un impatto negativo rilevante sulla crescita di Canada e Messico 2025-2026. Meno significativo sarebbe l’impatto sulla crescita USA del 2025 (crescita attorno al potenziale, al 2,2%), mentre più ampi sarebbero gli effetti sulla crescita del Paese nel 2026 (1,6%, -0,5% rispetto alle precedenti stime). Questo conferma come il fattore «tempo di applicazione» delle tariffe sia un’ulteriore variabile da considerare. Nel complesso, le stime aggiornate sulla crescita mondiale puntano ad un rallentamento, ma continuano ad attestarsi intorno al 3%, delineando uno scenario di consolidamento della crescita più che di stagnazione.
Le medesime circostanze, secondo le stime OCSE, condurrebbero ad un contesto economico caratterizzato da pressioni inflattive potenzialmente persistenti nelle principali economie. Secondo quanto diffuso dall’istituto, l’inflazione dovrebbe rimanere al di sopra dell’obiettivo delle rispettive banche centrali in molti Paesi sviluppati. Negli USA, ad esempio, si stima che l’inflazione possa attestarsi al 2,8% nel 2025, un valore superiore al 2,1% stimato nelle previsioni dell’istituto diffuse a dicembre.
