Markets Strategy
Le banche centrali corrono a supporto dell’economia

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Markets Strategy
Le banche centrali corrono a supporto dell’economia

Le principali banche centrali mondiali faranno di tutto nei prossimi mesi per sostenere la crescita economica. Questo il messaggio emerso dalle riunioni di Banca Centrale Europea e Federal Reserve statunitense tenutesi nel mese di marzo, che hanno mostrato un orientamento più espansivo delle attese a seguito di una forte revisione al ribasso delle stime su crescita economica e inflazione sia per il 2019 sia per il 2020. Anche la Banca Centrale Giapponese ha confermato di essere pronta ad intervenire qualora fosse necessario. Tra i maggiori paesi sviluppati solo la Banca Centrale Inglese non ha indicato l’eventualità di un taglio dei tassi, in attesa dell’esito della Brexit.

La prima in ordine di tempo ad evidenziare un orientamento ultra-espansivo è stata la BCE. Al termine della riunione tenutasi il 7 marzo, la BCE ha annunciato che implementerà sei nuovi operazioni di rifinanziamento per le banche nel periodo settembre 2019 – marzo 2021, una per trimestre. Allo stesso tempo ha annunciato che i tassi resteranno stabili fino al termine dell’anno, contro una stima precedente di un rialzo dopo l’estate, e il presidente Draghi ha successivamente reso noto che i tassi potrebbero restare invariati anche più a lungo se necessario.

La Fed ha invece deciso di limitare da maggio e terminare da ottobre il processo di normalizzazione del proprio bilancio, gonfiato dagli acquisti di titoli di stato e ABS/MBS nel periodo più acuto della crisi finanziaria iniziata nel 2009. I membri del FOMC hanno inoltre rivisto le proprie stime sull’andamento futuro dei tassi sui Fed Fund non prevedendo più alcun aumento per il 2019 e un unico rialzo nel 2020.

Infine la BoJ, pur non avendo previsto nessuna revisione ufficiale del proprio orientamento di politica monetaria, ha evidenziato per tramite del presidente Kuroda come un intervento sarebbe possibile nel caso in cui la forza dello Yen mettesse in pericolo il raggiungimento dell’obiettivo dell’inflazione al 2%.

Il contesto più accomodante delle banche centrali supporta il posizionamento di neutralità sull’asset class obbligazionaria che sta consentendo di beneficiare della discesa dei rendimenti dei titoli obbligazionari pur considerando che, in particolare nei Paesi core dell’Eurozona, la redditività è ritornata negativa sulle medio -lunghe scadenze.

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