MARKETS STRATEGY
Crescita e inflazione, cosa aspettarsi

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Crescita e inflazione, cosa aspettarsi

Gli indicatori dell’andamento dell’attività economica stanno mostrando, a livello globale, un rallentamento guidato dalla combinazione di diversi fattori: stimolo fiscale in calo, inasprimento delle politiche monetarie, persistenza in alcune aree di elevati tassi di contagio da Covid-19, attriti persistenti della catena di approvvigionamento e, non meno importanti, le ripercussioni sull’inflazione dell’invasione russa dell’Ucraina attraverso le pressioni al rialzo sui prezzi delle materie prime.

Di fronte all’incertezza sull’evoluzione di tali variabili, le principali istituzioni politiche e finanziarie, hanno di recente aggiornato le stime di crescita globale per questo e il prossimo anno. Il Fondo Monetario internazionale in aprile ha rivisto al ribasso le proiezioni sul PIL globale al 3,6% sia per il 2022 che per il 2023 (rispettivamente dal 4,4% e dal 3,8% delle stime di gennaio), prevedendo per l’Eurozona un rallentamento maggiore rispetto agli Stati Uniti e le altre economie sviluppate in virtù dei maggiori rapporti commerciali ed energetici dei Paesi europei con la Russia. Le stime FMI ripercorrono l’andamento delle previsioni diffuse dall’OCSE nell’Interim Report di marzo, dal quale era emerso un potenziale rallentamento nella crescita dell’Eurozona per il 2022 dell’ordine dell’1,5% rispetto alle precedenti previsioni (4,3%), a fronte di una crescita globale in calo dell’1% (3,5% da 4,5% stimati in precedenza).

Ciò che emerge dall’analisi delle previsioni operate dai diversi organismi internazionali e dalle maggiori istituzioni economiche e finanziarie è che, allo stato attuale, il rallentamento globale non dovrebbe essere tale da determinare una recessione sia a livello globale che nei Paesi maggiormente colpiti dalle conseguenze economiche del conflitto in Ucraina.

A supporto di questa ipotesi, la Commissione Europea ha recentemente rivisto al ribasso le prospettive di crescita dell’Eurozona. Nelle proiezioni di primavera della Commissione Europea la crescita del PIL reale in Eurozona è ora prevista, nello scenario base, al 2,7% nel 2022 e al 2,3% nel 2023, in calo rispettivamente dal 4,0% e dal 2,8% delle precedenti stime. Anche la proiezione per l’inflazione è stata rivista in modo significativo: in Eurozona i prezzi sono attesi crescere, sempre nello scenario base, al ritmo del 6,1% nel 2022 e del 2,7% nel 2023, rispetto a precedenti stime rispettivamente del il 3,5% e dell’1,7%. Le previsioni inglobano un andamento dei prezzi dell’energia in linea con quanto ad oggi scontato nelle curve futures e non presuppongono interruzioni nelle attuali forniture di gas e petrolio. Riguardo alle variabili esogene, le assunzioni alla base di tale scenario considerano una prosecuzione del conflitto nel corso di tutto l’orizzonte di proiezione, il permanere delle attuali sanzioni a carico della Russia e una situazione pandemica che non subisca inasprimenti.

Lo sviluppo dei mercati energetici assume una rilevanza cruciale nelle previsioni della Commissione Europea. Le proiezioni contemplano infatti due scenari alternativi rispetto a quello centrale, ciascuno dei quali si basa su diverse assunzioni rispetto all’andamento dei prezzi energetici.

Un primo scenario (Adverse Scenario) si basa sull’ ipotesi di aumento dei prezzi energetici, nell’orizzonte di proiezione, del 25% rispetto ai livelli impliciti nello scenario base. In questa eventualità, secondo quanto riportato nel documento diffuso dalla Commissione Europea, il tasso di crescita annuale del PIL per il 2022 e per il 2023 dovrebbe essere inferiore a quanto ipotizzato nello scenario base rispettivamente del 1,25% e dello 0,50%. L’inflazione è stimata crescere di un ulteriore 0,75% (per il 2022) e dello 0,50% (per il 2023) al di sopra delle previsioni base.

Il secondo scenario alternativo (Severe Scenario) è basato sull’ipotesi di interruzione dell’offerta di gas e petrolio da parte della Russia e implicherebbe un sostanziale deterioramento delle prospettive economiche. Nell’ipotesi di limitata capacità di sostituzione dal lato dell’offerta, la mancanza di forniture di gas dalla Russia, insieme al potenziale aumento del prezzo del petrolio, ridurrebbe la crescita del PIL dell’1,5% nel 2022 e di circa lo 0,75% nel 2023 rispetto a quanto previsto nello scenario Adverse. La realizzazione dello scenario Severe comporterebbe, dunque, tassi di crescita del PIL, rispettivamente nel 2022 e nel 2023, al di sotto delle previsioni base di circa 2,5 e 1 punto percentuale, mentre l’inflazione aumenterebbe di 3 punti percentuali nel 2022 e più di 1 punto percentuale nel 2023.

Anche in uno scenario particolarmente avverso per i mercati dell’energia, l’economia dell’Eurozona manterrebbe, secondo le stime della Commissione Europea, ancora tassi di crescita annui positivi nell’orizzonte di proiezione, sebbene nel 2022 l’attività economica possa contrarsi su base trimestrale.

Le attese di un rallentamento economico nel 2022 ma non di una recessione a livello globale supportano la view di neutralità sull’asset class azionaria le cui quotazioni attuali, si ritiene, scontino ormai lo scenario di minore crescita.

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