MARKETS STRATEGY
Banca centrali protagoniste indiscusse nell’attuale contesto economico
Il quadro macroeconomico che emerge dai dati di più recente pubblicazione a livello globale rimane caratterizzato da un rallentamento dell’attività economica e da pressioni inflattive in ridimensionamento per effetto delle manovre restrittive sinora operate dalle principali banche centrali.
Tuttavia, nelle principali economie, l’inflazione permane su livelli ritenuti ancora troppo elevati per decretare la fine dei rialzi dei tassi. Se quindi, finora, le aspettative degli operatori finanziari scontavano con maggiore probabilità che il ciclo di inasprimento monetario fosse già giunto al capolinea, oggi tali prospettive si sono ridimensionate. Attese di un rallentamento più marcato dell’economia e di un rientro più rapido delle pressioni inflattive rispetto a quanto effettivamente accaduto avevano portato a ritenere le banche centrali ormai prossime a modificare il proprio orientamento restrittivo. Il nuovo scenario le sta invece rendendo più prudenti ad abbandonarlo.
A prescindere dall’approccio di politica monetaria adottato, ciò che emerge dagli esiti delle ultime riunioni degli istituti centrali è la conferma di un atteggiamento volto a calibrare con attenzione i singoli interventi in coerenza con l’evoluzione del quadro macroeconomico, con un occhio di riguardo alla dinamica inflattiva. Le parole d’ordine sono infatti oggi “prudenza” e “flessibilità”.
Pausa di riflessione a giugno per la Federal Reserve, per valutare i dati in arrivo. La banca centrale statunitense si è comunque dichiarata pronta ad intervenire con un ulteriore rialzo dei tassi se l’evoluzione del contesto economico lo richiedesse. La maggior parte dei membri del FOMC si è espressa infatti a favore di possibili rialzi futuri per combattere un’inflazione che rimane ancora «elevata», a significare una scelta di flessibilità «data dependent» che mantiene le porte aperte a futuri interventi al rialzo qualora l’inflazione, soprattutto quella core, non dovesse proseguire nel ridimensionamento atteso. La Fed si è quindi confermata prudente ma non ha «blindato» le proprie scelte future verso un aumento certo del costo del denaro di complessivi ulteriori 50pb.
Pur mantenendo un approccio di maggiore determinazione e preannunciando la prosecuzione della propria politica monetaria restrittiva anche al meeting di luglio, si è dichiarata “data dependent” anche la Banca Centrale Europea. La riunione di giugno del Consiglio direttivo della BCE si è conclusa con la decisione, ampiamente attesa, di aumentare i tassi di riferimento di 25pb, per fronteggiare un’inflazione che, seppur in rallentamento, è prevista rimanere troppo elevata per un periodo di tempo troppo prolungato.
Se da un lato un orientamento più restrittivo delle attese da parte delle banche centrali potrebbe rallentare ulteriormente il ritmo di ripresa del ciclo economico nei rispettivi Paesi, dall’altro le economie dove il ciclo di rialzo dei tassi ha già raggiunto il proprio apice potrebbero sperimentare una fase di maggiore stabilizzazione. Nel complesso, secondo le più recenti previsioni dei principali organismi internazionali, il rallentamento economico in atto a livello globale potrebbe intensificarsi nei prossimi mesi senza tuttavia compromettere il trend di crescita positiva.
Gli effetti delle azioni restrittive fino ad ora operate dovrebbero contribuire al progressivo ridimensionamento delle pressioni sui prezzi, favorendo il prosieguo del processo di disinflazione in atto. Tuttavia, in alcune economie l’inflazione, pur rallentando, potrebbe rimanere su livelli ancora lontani dai target, dimostrandosi più vischiosa e persistente del previsto.
In un simile scenario, la maggiore fonte di rischio è costituita da un’inflazione difficile da domare, che potrebbe indurre le principali banche centrali a proseguire nella propria azione restrittiva, incidendo sulla crescita ed esacerbando il rallentamento economico in atto.
