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Cina: i nuovi stimoli economici rinforzeranno la domanda interna?

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Cina: i nuovi stimoli economici rinforzeranno la domanda interna?

I dati macroeconomici cinesi di luglio e agosto hanno continuato a mostrare una persistente debolezza della domanda interna del Paese, prefigurando una crescita tiepida dell’economia del Dragone anche nel terzo trimestre del 2024.

La dinamica delle vendite al dettaglio è rimasta anemica e, in media, inferiore al secondo trimestre del 2024. La bassa inflazione ha confermato la debole propensione al consumo, e una solida ripresa non può prescindere da un aumento della fiducia dei consumatori, di cui, per ora, non si vede traccia. Anzi, la fiducia ha toccato nuovi minimi in luglio, depressa dalla perdurante crisi del mercato immobiliare e da segnali di indebolimento del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione nel Paese è infatti risalito e la componente occupazione degli indici PMI segnala che le imprese continuano in media a ridurre gli organici.

Alla luce del peggioramento dei dati macroeconomici degli ultimi mesi, il Presidente Xi Jinping, a metà settembre, aveva esortato le Autorità “a fare ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi annuali di sviluppo economico e sociale” e la National Development and Reform Commission (NDRC) aveva promesso un impegno incondizionato a raggiungere i target.

In risposta, il 24 settembre, il Consiglio di Stato del Governo cinese ha tenuto una lunga conferenza stampa congiunta con la PBoC, la National Financial Regulatory Administration (NFRA) e la China Securities and Regulatory Commission (CSRC), annunciando un significativo pacchetto coordinato di misure di stimolo dell’economia.

In primis, la PBoC ha annunciato un taglio di 50 punti base del coefficiente di riserva obbligatoria per le grandi banche (Reserve Requirement Ratio, RRR), anticipando che potranno seguire ulteriori riduzioni per altri 25-50 punti base, condizionate all’andamento della liquidità nel sistema finanziario e dei dati economici.

CINA: TASSI UFFICIALI E TASSI A 3M (%)

Fonte: Markets Strategy

Inoltre, è stato annunciato un taglio di 20 punti base del tasso reverse repo a 7 giorni, all’1,50%, e un conseguente calo di 30 punti base del tasso MLF (Medium Term Lending Facility) a 1 anno. La Banca centrale ha inoltre annunciato l’attuazione di altre misure mirate a supporto del mercato immobiliare e dei consumi. Queste misure includono la riduzione della caparra per l’acquisto della seconda casa dal 25% al 15%, sovvenzioni ai prestiti del programma di riacquisto di immobili invenduti e la riduzione dei tassi sui mutui esistenti di 50 punti base.

Il Governo centrale ha annunciato l’emissione di obbligazioni sovrane speciali per un valore di circa CNY 2.000 miliardi (circa USD 284 miliardi) per stimolare l’economia. Parte dei fondi derivanti dalle obbligazioni sarà utilizzata per fornire un assegno mensile di circa CNY 800 yuan (circa USD 114 dollari) per ogni figlio a tutte le famiglie con due o più figli.

Le Autorità hanno sottolineato che le misure mirano, oltre a sostenere una stabile crescita reale, a “promuovere una moderata ripresa dei prezzi”, e a mantenere un livello ragionevole del tasso di cambio puntando, contemporaneamente, ad una sinergia tra politica monetaria e fiscale.

CINA: FIDUCIA DEI CONSUMATORI E TASSO DI DISOCCUPAZIONE

La risposta iniziale dei mercati finanziari agli annunci da parte delle autorità cinesi è stata positiva, ma la sostenibilità di questo rally dipenderà dall’efficacia delle misure implementate e dalla capacità del Governo cinese di gestire il debito pubblico. Se da un lato l’entità degli interventi annunciati dimostra che le Autorità cinesi avvertono una maggiore urgenza di agire rispetto a quanto mostrato finora, dall’altro tali misure, seppur importanti, difficilmente potranno rianimare in maniera durevole la domanda di credito e la spesa per consumi in mancanza di altri interventi di stimolo fiscale che agiscano sulla fiducia di imprese e famiglie.

Fonte: Markets Strategy

Inoltre, occorre considerare che gli stimoli annunciati sono in parte finanziati attraverso l’emissione di nuovo debito pubblico: a fine 2023, il debito pubblico cinese (inclusi i debiti del governo centrale e locale) era stimato intorno al 77% del PIL, un livello relativamente moderato rispetto a molte economie avanzate, ma in accelerazione. Secondo le stime del FMI, il debito pubblico cinese potrebbe arrivare a toccare il 105% del Pil entro il 2028.

Per questo, al di là della reazione positiva dei mercati di breve periodo, l’efficacia di queste misure dipenderà dalla capacità di fare superare in maniera definitiva i rischi di deflazione nel Paese e fare crescere gli utili aziendali grazie ad un miglioramento della domanda interna e dei consumi. In un simile contesto, nell’ambito di un portafoglio azionario ben diversificato, appare prematuro incrementare l’esposizione diretta al mercato cinese.

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