Markets Strategy
Tensioni Iran-Israele: i mercati reagiscono senza panico

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Tensioni Iran-Israele: i mercati reagiscono senza panico

Il susseguirsi di reciproci attacchi tra Israele e Iran nelle scorse settimane ha tenuto in allerta gli operatori finanziari per i timori di un’escalation repentina dei delicati equilibri in Medio Oriente. Tuttavia, le tensioni geopolitiche derivanti dagli eventi occorsi tra i due Paesi, pur generando maggiore volatilità sui mercati finanziari, sembrano non determinare, al momento, un marcato deterioramento delle prospettive sui conflitti in essere.

Se si guarda infatti l’andamento delle principali asset class da inizio aprile e se ne evidenziano i movimenti in corrispondenza dei singoli momenti di escalation del conflitto in Medio Oriente, si può osservare come gli episodi di volatilità ad essi connessi siano stati tutti riassorbiti in breve tempo.

I rendimenti governativi hanno seguito da inizio mese un trend al rialzo: la percezione di maggiori rischi di escalation dei conflitti da parte degli investitori, con conseguente aumento della ricerca di safe-haven, non è stata tale da produrre un movimento al ribasso dei rendimenti governativi sufficiente a contrastare gli effetti al rialzo dello slittamento in avanti nel 2024 delle aspettative su un primo taglio dei tassi Fed in seguito alla pubblicazione di forti dati economici negli Stati Uniti.

I principali indici azionari hanno registrato nel mese un andamento al ribasso, dopo aver toccato i massimi storici in molte aree geografiche a fine marzo: tale dinamica è stata accompagnata da un incremento del sentiment di risk-off per i timori di escalation geopolitica, ma è derivata soprattutto da prese di profitto a fronte di forti dati economici che supportano la prospettiva di politiche monetarie invariate più a lungo del previsto in molte economie, in particolare negli Stati Uniti.

La volatilità non ha interessato soltanto i prezzi delle azioni e delle obbligazioni. Inevitabilmente, ha riguardato anche il petrolio, che rappresenta una delle asset class il cui andamento potrebbe essere maggiormente impattato da un’escalation dei conflitti nella regione mediorientale. Le quotazioni del petrolio sono state, infatti, particolarmente volatili nel corso del mese di aprile, reagendo al rialzo in corrispondenza dei momenti di inasprimento delle tensioni tra Israele e Iran. Tuttavia, tale tendenza al rialzo delle quotazioni è stata immediatamente riassorbita, generando un movimento laterale della commodity nel corso del mese. Va tuttavia considerato che il petrolio registra un aumento dei propri prezzi già da inizio anno, una dinamica supportata dalla prospettiva di una crescita della domanda (e di una crescita economica globale) superiore alle stime.

Elaborazione fonte interna.

Anche i movimenti dei prezzi dei cosiddetti beni rifugio sono stati influenzati dagli eventi geopolitici. Il prezzo dell’oro ha raggiunto nel mese di aprile i massimi storici, supportato non solo dalle tensioni geopolitiche e dalla ricerca di safe-haven asset, ma anche dal suo ruolo di hedging nei confronti dell’inflazione, per la prospettiva di pressioni sui prezzi più persistenti delle stime a livello globale. La ricerca di beni rifugio ha favorito anche il Dollaro USA, che ha ricevuto ulteriore spinta dopo essersi apprezzato per le attese di un rinvio a fine anno di possibili tagli dei tassi di riferimento da parte della Federal Reserve.

Il quadro che emerge dall’analisi congiunta di queste informazioni porta a ritenere che al momento le tensioni geopolitiche, seppur importanti, sembrino non costituire il principale fattore scatenante dei recenti movimenti dei mercati finanziari, configurandosi al contempo come la variabile che sta contribuendo ad aumentarne la volatilità.

I mercati finanziari stanno scontando uno scenario di crescita economica nel complesso robusta, trainata da Stati Uniti e Cina, e di inflazione vischiosa e persistente, entrambi elementi che potrebbero indurre le banche centrali, soprattutto la Federal Reserve, ad allentare le proprie politiche monetarie più tardi del previsto.

In un simile contesto è opportuno mantenere l’investimento nell’asset class azionaria nell’intorno della neutralità, non disdegnando prese di profitto in chiave opportunistica su quei settori che, pur avendo registrato performance positive nell’ultima fase di rialzo dei mercati, hanno sottoperformato l’indice generale.

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