MARKETS STRATEGY
USA e UE: cosa dicono i dati macroeconomici
I dati macroeconomici diffusi nel corso dell’ultimo mesenegli USA hanno evidenziato come l’economia statunitense sia rimasta resiliente nonostante la manovra di inasprimento monetario intrapresa a partire dallo scorso anno dalla Federal Reserve per contenere le pressioni inflattive. Dagli ultimi dati pubblicati si evince come la crescita della più grande economia a livello mondiale sia attualmente trainata da una forte domanda nei servizi, mentre il contributo dell’attività manifatturiera alla crescita appare più stagnante. L’indice PMI manifatturiero flash di maggio negli USA si è riportato nuovamente sotto la soglia di invarianza, mostrando un calo a 48,5, mentre il PMI relativo al settore dei servizi è salito nel mese a 55,1 da 53,6.
Il dato relativo all’andamento dell’inflazione negli Stati Uniti ha leggermente sorpreso al ribasso le aspettative degli operatori finanziari, e ha confermato che il trend di disinflazione in atto sta proseguendo, seppur ad un ritmo meno sostenuto che in precedenza. Per la prima volta in due anni, il tasso annuo di crescita dell’inflazione statunitense è risultato inferiore al 5%.
Il dato di inflazione ha supportato l’ipotesi di una pausa nei rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve al prossimo meeting di politica monetaria di giugno. Tuttavia, i verbali della riunione del FOMC di maggio hanno confermato la dispersione di opinioni riguardo a una possibile pausa nel sentiero dei tassi. Durante l’ultima riunione, il Comitato si è mostrato unanime nel ritenere appropriato un rialzo a maggio ma al contempo diviso nella valutazione dei rischi e della necessità di ulteriori interventi futuri. Dai verbali è emerso che, nel complesso, all’interno del Board della Fed vi è una maggioranza di funzionari (“diversi”) secondo cui probabilmente non sarebbe necessario intervenire ancora, ma “alcuni” sembrerebbero ancora orientati a proseguire con i rialzi dei tassi. A giugno la discussione in seno al Board potrebbe pertanto essere più accesa che in passato per via della presenza di due gruppi con visioni diverse riguardo alla valutazione dei rischi.
Oltreoceano, la situazione macroeconomica dell’aggregato del Paesi dell’Eurozona ha seguito le medesime dinamiche in termini di crescita e inflazione: l’economia del Vecchio Continente si è dimostrata più resiliente di quanto ci si aspettasse grazie all’inizio di un processo di disinflazione (più arretrato che negli USA), derivante da un approccio di politica monetaria determinato in direzione restrittiva da parte della BCE, e alla tenuta del settore dei servizi nonostante una frenata più marcata delle attese dell’attività manifatturiera.
Sebbene l’indice PMI composito dell’Eurozona sia tornato a calare a maggio dopo 6 mesi di rialzi consecutivi, attestandosi a 53,3 da 54,1 del mese precedente, i livelli raggiunti rimangono ancora ampiamente espansivi e coerenti con una accelerazione del PIL nel trimestre in corso rispetto allo 0,1% t/t di inizio anno. A maggio hanno mostrato una flessione sia l’indice relativo ai servizi (55,9 da 56,2), rimasto tuttavia ben al di sopra della soglia d’invarianza, che l’indicatore manifatturiero, calato a sorpresa di oltre un punto a 44,6 da 45,8. Quest’ultima variazione ha segnato un minimo da tre anni e, se si escludono i mesi del primo lockdown nella primavera 2020, da luglio 2012.
Seppur in ridimensionamento da inizio anno, l’inflazione in Eurozona si è dimostrata più persistente che negli USA a causa delle pressioni sui prezzi dei beni alimentari che non hanno mostrato cenni di cedimento. L’inflazione è salita di un decimo ad aprile, dal 6,9% a/a al 7% a/a, dopo cinque mesi di cali consecutivi, mentre l’indice di inflazione al netto di alimentari ed energia (core) è sceso di un decimo al 5,6%, segnando il primo calo da giugno 2022.
La persistenza delle pressioni inflattive nel blocco europeo ha condizionato le decisioni del Consiglio Direttivo della BCE di maggio, con la totalità dei membri del Board che ha ritenuto opportuno proseguire nel sentiero di politica monetaria restrittiva, deliberando un rialzo dei tassi di riferimento di 25 punti base. Durante l’incontro sono emerse, tuttavia, delle divergenze di opinioni sull’entità del rialzo da operare: alcuni membri avrebbero infatti proposto un rialzo di 50 punti base. Nella conferenza stampa la presidente della BCE, Lagarde, è stata molto chiara nell’affermare che «c’è ancora strada da fare» e che la BCE al momento non è del parere di operare una pausa nei rialzi. Il messaggio fornito è stato, dunque, di forte determinazione e pragmatismo e non ha escluso la possibilità che in futuro sia deliberato più di un rialzo dei tassi.
QUALI SONO, AD OGGI, LE PROSPETTIVE DELLO SCENARIO ECONOMICO DELLE PRINCIPALI ECONOMIE MONDIALI?
L’ipotesi di recessione a livello globale non rappresenta al momento lo scenario alla base delle proiezioni di crescita diffuse dalle principali istituzioni a livello internazionale. Tuttavia, tali analisi considerano come meno remota rispetto al passato l’eventualità che il rallentamento della crescita possa assumere proporzioni tali da sfociare in una lieve recessione. Il deterioramento delle condizioni del credito per effetto congiunto delle politiche monetarie sinora intraprese dalle principali banche centrali e delle tensioni nel settore bancario su ambo i lati dell’Atlantico, potrebbe determinare un rallentamento più marcato delle attese.
Tuttavia, un approccio di politica monetaria progressivamente meno restrittivo da parte delle banche centrali potrebbe scongiurare un eccessivo rallentamento dell’attività economica. La realizzazione di un simile scenario dipende dal prosieguo del processo di disinflazione in atto. Non è da escludersi che in alcuni Paesi il percorso disinflattivo possa dimostrarsi accidentato e realizzarsi ad una velocità inferiore rispetto a quanto sinora ipotizzato. In Eurozona, per esempio, l’inflazione potrebbe dimostrarsi più persistente e su valori più elevati rispetto agli Stati Uniti.
Le principali banche centrali dovrebbero progressivamente adottare un approccio di politica monetaria meno aggressivo e muovere gli ultimi passi nel sentiero di rialzo dei tassi. La Federal Reserve potrebbe aver raggiunto il picco nel sentiero di rialzo dei tassi mentre la BCE potrebbe ancora proseguire nella stretta monetaria, seppure per un periodo meno prolungato rispetto a quanto sinora ipotizzato.
Le prospettive globali rimangono orientate verso una crescita inferiore alle attese, ma non una recessione, e un’inflazione più persistente del previsto.
