MARKETS STRATEGY
In America l’inflazione torna d’attualità

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In America l’inflazione torna d’attualità

I prezzi al consumo, e quindi l’inflazione, dipendono non solo dalle dinamiche di domanda e offerta dei singoli beni ma anche da quelle inerenti la moneta.

A parità di condizioni, un aumento dell’offerta di moneta può creare inflazione. Tuttavia è molto raro che allo stesso tempo tutte le altre variabili rimangano immutate; questa è la ragione per cui negli ultimi anni, a fronte di politiche monetarie particolarmente espansive da parte delle banche centrali, non si è assistito ad un deciso aumento dei prezzi, anzi si è corso addirittura il rischio di andare in deflazione.

Spunti interessanti relativi al possibile andamento futuro dei prezzi, in particolare negli USA, posso essere pertanto tratti dall’analisi delle principali determinanti che stanno caratterizzando in questo momento la domanda e l’offerta della moneta e dei beni al consumo.

La domanda di moneta, che era aumentata significativamente lo scorso marzo a seguito della situazione di incertezza legata alla diffusione del Civid – 19, sta ora diminuendo e il trend potrebbe proseguire anche nei prossimi mesi. Gli interventi di supporto da parte delle Stato, come le indennità di disoccupazione e gli stimoli alle società, stanno riducendo l’esigenza di mantenere un’elevata disponibilità di cassa a scopi precauzionali per famiglie ed imprese. Se si dovessero ridurre anche le esigenze di liquidità dello Stato, l’effetto congiunto sarebbe sicuramente inflazionistico.

L’offerta di moneta dovrebbe invece rimanere abbondante in quanto la FED manterrà comunque una politica monetaria espansiva fino a quando l’inflazione non avrà stabilmente raggiunto il target medio del 2%. Anche le banche commerciali, con bilanci più solidi grazie ad una regolamentazione più stringente, potranno contribuire alla crescita del credito bancario più che nel 2008 – 2015 favorendo una risalita dei prezzi.

L’acquisto diretto di titoli da parte delle Fed ha già determinato una pressione al rialzo dei prezzi degli attivi finanziari e a cascata degli investimenti  «sostitutivi» mentre la domanda di servizi, che rappresentano i due terzi del consumi USA, è probabile che si espanda a seguito della riduzione del distanziamento sociale. Questo impulso inflazionistico dovrebbe compensare eventuali debolezze dei prezzi dei beni di consumo.

L’offerta di beni e servizi dovrebbe invece ancora esercitare un effetto deflazionistico, seppur inferiore rispetto al passato, in quanto ai trend di lungo termine di riduzione dei costi di produzione legati al progresso tecnologico e alla commercio globale si stanno affiancando situazioni temporanee di debolezza del mercato del lavoro e di capacità inutilizzata.

Alla luce di tali considerazioni si ritiene che, nel breve, dati sull’inflazione USA potranno evidenziare un trend al rialzo ma solo per un effetto base. Gli effetti della domanda e offerta di moneta e di beni supportano invece solo un moderato rialzo dell’inflazione USA nel medio termine. Man mano che si procederà verso una normalizzazione delle attività i prezzi al consumo dovrebbero tornare a salire molto probabilmente anche sopra il 2%, ma la FED sarà disposta a tollerare temporaneamente un trend di crescita dei prezzi anche superiore a tale livello, in coerenza con l’impostazione del «target medio».

Dal lato delle aspettative il mercato dei Titoli di stato Inflation Linked USA sta già scontando un’inflazione media per il prossimo decennio superiore al 2%; si ritiene tuttavia che i livelli di breakeven abbiano spazio per salire ulteriormente verso il 2,5% (massimo degli ultimi 10 anni), mentre valori molto superiori potrebbero non risultare graditi dalla Banca Centrale americana.

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