Markets Strategy
Politiche commerciali aggressive: l’FMI rivede l’outlook
In un contesto globale sempre più incerto, le politiche commerciali aggressive stanno ridefinendo le prospettive economiche mondiali. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha recentemente aggiornato il proprio World Economic Outlook (WEO) il 22 aprile, seguendo le orme dell’OCSE che già il 17 marzo aveva incluso nelle proprie proiezioni macroeconomiche l’impatto sulla crescita e l’inflazione a livello globale delle politiche commerciali statunitensi più aggressive. Questo aggiornamento offre uno sguardo approfondito su come le tensioni commerciali stiano influenzando le principali economie del mondo e quali siano le previsioni per il futuro.
Le previsioni del FMI, basate su dati disponibili fino al 4 aprile 2025, tengono conto dell’escalation dei dazi annunciati dagli Stati Uniti il 2 aprile, noto come “Liberation Day”, e delle risposte iniziali dei Paesi colpiti. Tuttavia, non considerano il periodo di sospensione di 90 giorni dei dazi reciproci annunciato successivamente da Trump, né gli effetti delle ulteriori misure di ritorsione tra Cina e Stati Uniti.
Proiezioni di Crescita e Inflazione
Il FMI prevede un calo della crescita globale al 2,8% nel 2025 e al 3,0% nel 2026, rappresentando un declassamento cumulativo di 0,8 punti percentuali rispetto alle stime di gennaio 2025, che prevedevano una crescita del 3,3% per entrambi gli anni. Queste proiezioni sono inferiori alla media storica del 3,7% (2000-2019), indicando un rallentamento più marcato dell’economia mondiale rispetto alle previsioni precedenti. Tuttavia, non si prevede una recessione globale.
Tra i Paesi più colpiti dalle revisioni al ribasso, secondo le stime FMI gli Stati Uniti vedranno una crescita rallentare all’1,8% nel 2025, un calo di 0,9 punti percentuali rispetto alle previsioni di gennaio, a causa di maggiore incertezza politica, tensioni commerciali e dinamiche di domanda più deboli. Anche la Cina subirà un rallentamento, con una crescita prevista del 4% nel 2025, un punto percentuale in meno rispetto al target del governo cinese. La crescita dell’Eurozona è prevista rallentare allo 0,8% nel 2025, con un calo di 0,2 punti percentuali rispetto alle previsioni di gennaio. In particolare, la Germania potrebbe affrontare una crescita nulla nel 2025, con una stagnazione dell’attività economica nel resto dei principali Paesi del blocco.
Le stime del FMI includono i potenziali effetti dei piani di spesa annunciati dai vari governi, tra cui aumenti della spesa per la difesa. Per la Germania, le stime considerano un aumento graduale della spesa per infrastrutture e difesa a medio termine e l’utilizzo di ulteriore spazio fiscale generato dalle riforme della regola fiscale.
Il FMI ha anche fornito una previsione basata su un modello che incorpora gli annunci fatti dopo il 4 aprile, inclusa la sospensione temporanea della maggior parte dei dazi e l’aumento delle tariffe sulla Cina a livelli di embargo. I risultati mostrano che anche una sospensione indefinita dei dazi non modificherebbe sostanzialmente le prospettive globali, poiché il tasso tariffario effettivo complessivo degli Stati Uniti e della Cina rimarrebbe elevato.
Per quanto riguarda l’inflazione, il FMI prevede che l’inflazione globale headline si attesterà al 4,3% nel 2025 e al 3,6% nel 2026. Le tariffe sono considerate uno shock negativo dal lato dell’offerta, portando a una perdita di produttività aggregata, minore attività e maggiori costi di produzione e prezzi. Negli Stati Uniti, la previsione di inflazione per il 2025 è stata rivista al rialzo di 1,0 punto percentuale rispetto a gennaio. Per l’Eurozona, la previsione di inflazione rimane invariata rispetto a gennaio, mentre per la Cina si prevede un impatto deflazionistico dello 0,8%.
Le stime degli organismi internazionali sui potenziali impatti delle politiche commerciali protezionistiche sono meno pessimistiche rispetto al consenso di mercato. Ad esempio, il FMI prevede una crescita mondiale del 2,8% nel 2025, rispetto al 2,6% previsto dal consenso di mercato. L’incertezza sui negoziati in corso continua a pesare sul sentiment degli analisti, ma eventuali notizie positive su misure tariffarie più lievi potrebbero migliorare le prospettive di crescita.
In conclusione, il FMI dipinge un quadro di rallentamento economico globale, ma non di recessione, con impatti significativi delle politiche commerciali aggressive sulle principali economie mondiali. La chiave per il futuro risiede nella capacità dei governi di navigare attraverso queste tensioni commerciali e trovare soluzioni che possano mitigare gli effetti negativi sulle economie globali. Solo il tempo dirà se le misure adottate saranno sufficienti a stabilizzare la crescita e contenere l’inflazione in un contesto di incertezza crescente.
