Cosa ci aspetta nella seconda parte di questo anno horribilis
Il primo semestre del 2020 va in archivio con la tanto inaspettata quanto grave “tempesta perfetta” della pandemia sui mercati finanziari. I listini di tutto il mondo hanno registrato perdite nell’ordine del 30% con il petrolio crollato al 20% del suo valore d’inizio anno e le obbligazioni travolte da oscillazioni senza precedenti. Turbolenze tanto repentine e violente da innescare la pronta risposta di Governi e autorità finanziarie, capaci di tamponare la crisi con manovre monetarie espansive e azioni di finanza straordinaria.
Ma la partita non è certo chiusa. Cosa ci aspetta nella seconda parte dell’anno?
Fonte:elaborazione interna
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a recuperi indubbiamente significativi che hanno riportato le performance da inizio anno su valori più sostenibili. Lo S&P500, principale indice azionario del mercato a stelle e strisce si ha quasi ormai recuperato i livelli di inizio anno, con tutti gli altri mercati mondiali vicini al -10% o poco oltre. Ma – nonostante questo recupero incoraggiante – la vera novità che ci lascia in eredità la prima parte di quest’anno è la grande selettività dei settori. I mercati infatti vedono settori come la tecnologia e la la green economy in grande salute, contrapposti ad aziende di settori che non riescono ad allontanarsi dal baratro (energia tradizionale, finanza e titoli industriali).
Le materie prime segnano un incoraggiante trend di rientro dopo la crisi e anche sul versante bond il clima è migliorato. Se da un lato infatti i governativi restano stabili, sul versante corporate sembra rientrata l’emergenza credito.
Il quadro complessivo resta complesso e le variabili in gioco sono molteplici. Se il debito è cresciuto ed il suo costo resterà presumibilmente basso a lungo, ora per la sostenibilità del meccanismo dovrà per forza crescere il reddito che deve sostenere e ripagare questo debito. È qui che ci sono le incognite maggiori circa la capacità e volontà politica di riuscire effettivamente a concretizzare le politiche fiscali espansive già annunciate.
