MARKETS STRATEGY
Inflazione e politiche monetarie: cosa ci attende
L’economia globale si sta riprendendo dalla più grande crisi energetica dagli anni ’70. Lo shock energetico ha spinto l’inflazione a livelli che non si vedevano da molti decenni e sta incidendo sul tasso di crescita economica a livello globale.
Inflazione più alta e crescita più bassa sono il pesante prezzo che l’economia globale sta pagando per la guerra Russia-Ucraina. Sebbene prima dello scoppio del conflitto i prezzi stessero già aumentando a causa del rapido rimbalzo della domanda post-lockdown a fronte di vincoli nella catena di approvvigionamento, dopo l’invasione dell’Ucraina le pressioni inflattive sono aumentate vertiginosamente e sono diventate molto più pervasive a livello globale.
Come conseguenza dell’aumento dei prezzi, i salari reali stanno diminuendo in molti Paesi, intaccando il potere d’acquisto dei consumatori. Se l’inflazione non venisse contenuta, questi problemi potrebbero solo peggiorare. Pertanto, combattere l’inflazione è divenuta la massima priorità delle autorità di politica monetaria.
Le banche centrali di tutto il mondo stanno aumentando i tassi di interesse per frenare l’inflazione e ancorare le aspettative nelle rispettive economie. Questa strategia sta iniziando a dare i suoi frutti. Ad esempio, in Brasile, la banca centrale si è mossa in anticipo e l’inflazione ha iniziato a scendere negli ultimi mesi. Anche negli Stati Uniti, gli ultimi dati sembrano suggerire qualche progresso nella lotta al caro-vita.
Le politiche monetarie dovrebbero continuare ad inasprirsi nei Paesi in cui l’inflazione rimane elevata e diffusa. Nella lotta contro l’aumento dei prezzi, è tuttavia essenziale che la politica fiscale funzioni di pari passo con quella monetaria, ovvero che il sostegno delle azioni dei governi dei singoli Paesi sia mirato a proteggere famiglie e imprese dai rincari derivanti dallo shock energetico senza alimentare ulteriori pressioni inflattive o incidere eccessivamente sul debito pubblico.
Attualmente ci troviamo di fronte a prospettive economiche di difficile previsione.
Le più recenti stime dell’OCSE, diffuse il 22 novembre, hanno leggermente migliorato le prospettive di crescita globale per il 2022 al 3,1% dal 3,0% di settembre. Tuttavia, tale livello rimane molto più basso rispetto a quanto stimato a inizio anno. L’ultimo Economic Outlook diffuso dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico prevede inoltre che la crescita mondiale scenderà al 2,2% nel 2023 per rimbalzare in maniera relativamente modesta al 2,7% nel 2024. Secondo quanto riportato dall’OCSE, l’Asia sarà il principale motore della crescita nel 2023 e nel 2024, mentre Europa, Nord America e Sud America sperimenteranno tassi di crescita inferiori.
Secondo l’OCSE, l’inflazione dei prezzi al consumo nelle principali economie avanzate dovrebbe moderarsi dal 6,3% di quest’anno a circa il 4,25% nel 2023 e al 2,5% nel 2024 per effetto di politiche più restrittive. La velocità e l’entità del calo dell’inflazione varieranno tuttavia da Paese a Paese.
Lo scenario dipinto dai principali organismi internazionali non vede, pertanto, come ipotesi più probabile una recessione a livello globale quanto, piuttosto, un significativo rallentamento della crescita per l’economia mondiale nel 2023, nonché un’inflazione ancora elevata, seppur in calo, in molti Paesi.
L’incertezza su tali prospettive è elevata e i rischi appaiono più orientati al ribasso.
Le prospettive di crescita potrebbero rivelarsi più deboli in caso di carenze di approvvigionamento energetico nei mercati globali che aumentino i prezzi, o di necessità di razionamento forzato della domanda di gas ed elettricità durante i prossimi due inverni europei. Anche tassi di interesse ufficiali a livello globale più elevati potrebbero rallentare la crescita economica più del previsto. Rischi significativi permangono anche in relazione ad una stabile espansione in Cina, dove perdura debolezza nei mercati immobiliari e proseguono le interruzioni dovute alla politica zero-COVID-19 attuata dal Governo, che potrebbero pesare sulla domanda interna e sulla crescita globale.
Potrebbero costituire ipotesi per uno scenario migliore una minore incertezza sui mercati finanziari e prezzi inferiori delle materie prime, entrambi fattori che modererebbero il rallentamento della crescita in atto.
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