Banca Generali e l’FT: molto clamore per nulla

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Banca Generali e l’FT: molto clamore per nulla

“Much Ado about Nothing” (“Molto Clamore per Nulla”) è il celebre titolo di Shakespeare che Mediobanca nel report di mercoledì scorso ha scelto di riprendere per stigmatizzare i contenuti allusivi, ma senza fondamento, del quotidiano britannico Financial Times. Il racconto fuorviante e poco rappresentativo dei fatti per conto del cronista politico a Roma –Miles Johnson- ha anticipato lo scorso 7 luglio nell’edizione online, poi pubblicata il giorno seguente, un presunto giro di criminalità nel business delle cartolarizzazioni sanitarie.

La vicenda si rifà ad un’inchiesta già emersa oltre un anno fa, e denunciata dalla trasmissione TV “Le Iene” frutto di un’indagine dalla Procura che aveva rivelato infiltrazioni della criminalità organizzata nelle Asp di Catanzaro e Reggio Calabria. Senza tornare sulla cronaca dell’articolo e sulla mole di notizie che hanno fatto seguito alla pubblicazione, l’aspetto da sottolineare riguarda la totale estraneità alle accuse di Banca Generali.

In sintesi, abbiamo dato evidenza agli organi di informazione, così come internamente con la prima nota dettagliata, del fatto che la Banca ha rispettato gli obblighi di antiriciclaggio, non poteva avere alcuna informazione sui singoli crediti sottostanti, e non ha registrato alcuna perdita dalla prima cartolarizzazione organizzata dal veicolo Chiron (2017) che si è infatti conclusa con la soddisfazione degli investitori nel 2019.

ll veicolo di investimento Chiron è stato comperato per alcuni fondi gestiti dalla fabbrica prodotto BGFML nell’ambito delle sue attività caratteristiche. Ricordiamo che BGFML gestisce fondi per un importo attuale superiore a 16 miliardi di euro e quindi questa cartolarizzazione rappresentava una parte marginale di diversificazione. Le fatture oggetto di attenzione da parte del FT tra l’altro ammontano complessivamente a 800 mila euro, su un totale della cartolarizzazione di 37 milioni di euro e nelle altre cartolarizzazioni riferibili a crediti nei confronti dell’Amministrazione Sanitaria Italiana distribuiti da Banca Generali non sono presenti fatture riconducibili al soggetto riportato.

All’atto dell’acquisto della fattura specifica da parte del veicolo di cartolarizzazione Chiron, non sono stati riscontrati elementi di attenzione AML da parte dei soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio.

La Banca non poteva pertanto essere a conoscenza dei dettagli relativi ai singoli sottostanti, ma ha effettuato un’accurata due diligence sull’arranger “CFE” che peraltro comunica come, all’atto dell’acquisto della fattura in oggetto, anche il soggetto cedente il credito sotto accusa era accreditato con il Sistema Sanitario Nazionale ed aveva quindi tutti i requisiti richiesti dalla normativa per operare con lo stesso.

Per far comprendere il quadro della situazione: è come se si affermasse che le aziende quotate in Germania sono da analizzare tutte con cautela in funzione della truffa perpetrata dai vertici di Wirecard, giusto per citare lo scandalo sulle prime pagine nel mondo in questo momento.

La trasparenza e l’evidenza dei fatti hanno subito trovato riscontro sulla stampa italiana che, già dal giorno seguente la prima pubblicazione, hanno evitato di tornare sulla notizia e anche lo stesso quotidiano britannico ha ridimensionato enormemente i toni e le allusioni alla Banca.

La strumentalizzazione del nostro brand per arricchire le evocazioni di una storia che stigmatizza alcune piaghe del Paese necessita però di risposte chiare. In primis dalla testata stessa a cui la Banca ha messo in evidenza dei punti oggettivi e contestuali per dimostrare come siamo stati citati impropriamente e i danni che questo ha comportato.

Banca Generali è orgogliosa dell’attività a supporto del tessuto delle PMI Italiane, capace di generare negli ultimi 3 anni oltre 1 miliardo di operazioni e offrire ai clienti soluzioni in grado di proteggere e diversificare i loro investimenti.

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