Markets Strategy
Sanae Takaichi: cosa cambia davvero per il Giappone
L’elezione di Sanae Takaichi a Primo Ministro del Giappone ha segnato un momento storico: è la prima donna a ricoprire questa carica nella storia del Paese. Figura di lungo corso del Partito Liberal Democratico (LDP), è nota per le sue posizioni conservatrici e per il sostegno a politiche economiche espansive ispirate all’Abenomics — la strategia lanciata da Shinzo Abe nei primi anni 2010, fondata su stimolo fiscale, politica monetaria ultra-accomodante e riforme strutturali per rilanciare la crescita e contrastare la deflazione.
La sua vittoria, inattesa dai sondaggi, ha coinciso con un cambio di alleanze: rottura con il tradizionale partner Komeito e nuova intesa con il partito riformista Ishin. Questo scenario ha alimentato le aspettative di un cambio di passo nella politica economica, dando origine al cosiddetto “Takaichi trade”: un rally dell’azionario giapponese (Topix circa +5% dal 1 al 29 ottobre) e un indebolimento dello JPY di circa il 3% contro il dollaro (dal 1 al 29 ottobre). Tuttavia, l’entusiasmo iniziale potrebbe rivelarsi prematuro.
Una coalizione fragile e margini di manovra limitati
Il nuovo esecutivo si regge su una maggioranza parlamentare risicata. L’alleanza con Ishin, pur ideologicamente più vicina al LDP, non garantisce numeri sufficienti alla Camera bassa. Ogni misura, in particolare quelle di natura fiscale, dovrà essere negoziata con altri gruppi parlamentari. In un sistema politico frammentato come quello giapponese, la capacità di mediazione sarà cruciale per garantire continuità e stabilità all’azione di governo.
Il Giappone si trova in una fase di transizione, in cui la leadership di Takaichi potrebbe segnare una svolta, ma dovrà fare i conti con le complessità di una coalizione fragile e con le aspettative di un mercato sempre più attento alle dinamiche politiche ed economiche. La principale sfida sarà trovare un equilibrio tra stimolo economico e sostenibilità del debito, evitando misure troppo espansive che possano compromettere la fiducia degli investitori. Inoltre, Takaichi dovrà gestire le pressioni internazionali, in particolare quelle degli Stati Uniti su difesa e politica valutaria.
Politica fiscale: aspettative da calibrare
Takaichi ha promesso un’agenda espansiva, con misure come l’abolizione della tassa provvisoria sui carburanti, sussidi per le bollette energetiche e riforme fiscali orientate a sostenere il potere d’acquisto. Tuttavia, la sua capacità di implementare un programma ambizioso è limitata più dalla necessità di costruire consenso parlamentare che da vincoli di bilancio. I fondamentali fiscali del Giappone restano infatti relativamente solidi: il deficit primario previsto per il 2026 è inferiore all’1% del PIL, e quello complessivo si attesta all’1,3%, ben al di sotto della media G7 (oltre il 5%). Questo riduce il rischio di instabilità fiscale nel breve termine, ma non elimina quello di una “fiscal dominance”, ovvero di una politica fiscale che finisca per condizionare eccessivamente quella monetaria.
Politica monetaria: la BoJ osservata speciale
In passato, Takaichi ha criticato l’orientamento restrittivo della Bank of Japan (BoJ), auspicando un ritorno a politiche ultra-accomodanti. Negli ultimi mesi, tuttavia, ha adottato un tono più cauto, anche per rispetto dell’indipendenza della banca centrale — un principio condiviso anche dal partner di coalizione Ishin. Il mercato ha interpretato questo cambio di tono come un segnale di continuità nella politica monetaria espansiva, prezzando come sempre meno probabile un intervento al rialzo sui tassi entro fine anno.
Tuttavia, questa lettura potrebbe rivelarsi troppo ottimista. Se la BoJ dovesse riaffermare la propria autonomia con un messaggio più hawkish — come già accaduto nel luglio 2024 — la reazione dei mercati potrebbe essere brusca, con un rapido repricing dei titoli di Stato e dello JPY.
JPY e JGB: segnali da non sottovalutare
Lo JPY ha toccato nuovi minimi contro il dollaro e le principali valute europee, riflettendo le attese di una politica fiscale espansiva e di una BoJ più accomodante. Tuttavia, un cambio di tono da parte della banca centrale, volto a contenere l’inflazione importata e a stabilizzare la valuta, potrebbe innescare un rafforzamento improvviso dello JPY e un rialzo dei rendimenti obbligazionari, soprattutto sul tratto lungo della curva.
Il mercato obbligazionario resta inoltre sensibile alla percezione di rischio fiscale: un pacchetto di stimolo percepito come eccessivo potrebbe far salire il term premium sui JGB. La struttura del debito giapponese — in gran parte detenuto da investitori domestici — e un deficit primario contenuto offrono un certo grado di stabilità, ma la reazione dei mercati sarà strettamente legata alla dimensione e alla composizione del prossimo pacchetto di stimolo.
In sintesi
Il “Takaichi trade” ha beneficiato di un contesto favorevole, ma la sua prosecuzione dipenderà dalla capacità del governo di trasformare le intenzioni in misure concrete, senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. I settori più legati alla spesa pubblica — come infrastrutture, energia e tecnologia — potrebbero trarre vantaggio da eventuali stimoli, mentre le aziende esportatrici dovranno fare i conti con la volatilità dello yen, che incide direttamente sulla competitività esterna.
Nel comparto obbligazionario, l’ipotesi di un’espansione fiscale ha già innescato un rialzo dei rendimenti, soprattutto sulle scadenze più lunghe. La gestione del debito sarà osservata con attenzione, così come la risposta della BoJ, che potrebbe sorprendere con un atteggiamento più assertivo.
Infine, sul fronte valutario, la gestione del cambio sarà un tema centrale anche sul piano diplomatico, in particolare nei rapporti con gli Stati Uniti, che potrebbero esercitare pressioni per una maggiore stabilità dello JPY.
In definitiva, il posizionamento degli investitori sulle asset class giapponesi dovrà tenere conto non solo delle intenzioni politiche, ma anche della loro effettiva realizzabilità in un contesto parlamentare complesso e in un quadro macroeconomico che resta delicato.
