Markets Strategy
Banche Centrali, politiche monetarie asimmetriche

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Banche Centrali, politiche monetarie asimmetriche

Le scorse settimane sono state ricche di incontri di politica monetaria. Diverse banche centrali si sono pronunciate infatti sulle loro ultime decisioni, ognuna fornendo indicazioni, più o meno esplicite a seconda dei casi, sulla possibile evoluzione del sentiero di politica monetaria che intenderanno percorrere, che inevitabilmente influenzerà le prospettive economiche dei rispettivi Paesi e, nel complesso, dell’economia mondiale.

Il quadro che emerge è molto diversificato.

Alcune banche centrali hanno virato verso una politica monetaria espansiva, intraprendendo i primi tagli dei rispettivi tassi di riferimento (ad esempio, la banca centrale del Brasile). Altre, hanno alzato i tassi segnalando di poter essere giunte al picco (ad esempio, la BCE) o anticipando di essere in procinto di muovere gli ultimi passi nel sentiero restrittivo (ad esempio, la Norges Bank). Diverse hanno optato per sospendere la stretta per valutare gli effetti delle manovre sinora intraprese, pur non abbandonando toni restrittivi (ad esempio, la Federal Reserve, la Bank of England e la banca nazionale Svizzera). Infine, le banche centrali che, in controtendenza, hanno sinora continuato a dichiararsi accomodanti (ad esempio, la Bank of Japan) non sembrano avere alcuna fretta di modificare il proprio orientamento, per non compromettere troppo presto la ripresa dell’economia domestica.

In sintesi, dunque, mentre fino a poco tempo fa l’orientamento della larga maggioranza delle banche centrali a livello globale appariva rivolto al medesimo approccio, ovvero a quello restrittivo, oggi ci troviamo di fronte ad una situazione che si è progressivamente evoluta e che vede una maggiore “asimmetria” delle politiche monetarie operate nelle diverse economie.

Questo contesto è il risultato della combinazione di diversi fattori: in primis deriva dal fatto che le varie banche centrali hanno intrapreso il percorso restrittivo con tempistiche e velocità differenti (ad esempio molte banche centrali di Paesi emergenti hanno aumentato i tassi di riferimento in anticipo rispetto alle banche centrali dei principali Paesi sviluppati); in secondo luogo, ciascuna di esse risponde a obiettivi differenti (ad esempio la Federal Reserve ha mandato di perseguire non solo la stabilità dei prezzi ma anche quella del mercato del lavoro); da ultimo, ciascuna prende le proprie decisioni in relazione allo specifico contesto economico del Paese di riferimento ed è pertanto naturale che la risposta politica sia differente a seconda della fase del ciclo economico che lo caratterizza (ad esempio, i livelli di inflazione e i tassi di crescita sono differenti nelle varie economie).

Così come l’adozione delle politiche monetarie restrittive, laddove operata, è avvenuta con tempi e velocità differenti nei vari Paesi, così potrebbe accadere per il suo progressivo abbandono. L’”asimmetria” nelle scelte di politica monetaria a cui stiamo assistendo potrebbe, pertanto, protrarsi ancora a lungo.

In uno scenario caratterizzato da politiche monetarie sempre più “asimmetriche” tra le principali economie e da prospettive economiche ancora incerte, l’attività di diversificazione di portafoglio assume una rilevanza fondamentale.

Nell’ambito degli investimenti obbligazionari occorre porre particolare attenzione nel favorire la diversificazione verso aree geografiche caratterizzate da un possibile calo di rendimenti tenendo anche in considerazione le prospettive delle diverse divise di valutazione.

In un contesto caratterizzato ancora da elevata incertezza sull’evoluzione dello scenario economico a livello globale, pur con l’obiettivo di procedere ad un progressivo allungamento della duration, nel breve termine si ritiene ancora prematuro aumentare eccessivamente le scadenze degli investimenti obbligazionari.

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