Markets Strategy
Gennaio interlocutorio per le politiche monetarie
Abbiamo atteso con minore apprensione gli esiti degli incontri di politica monetaria dei principali istituti centrali in programma a gennaio, ritenendo che, dopo le dichiarazioni dei vari policymaker orientate ad una maggiore cautela nelle decisioni, si sarebbe trattato di riunioni interlocutorie. Finora, così è stato.
Chiamata per prima a comunicare la propria decisione, la Bank of Japan ha confermato lo scorso 23 gennaio il proprio approccio politico ultra-accomodante, mantenendo i tassi di interesse in territorio negativo (-0,10%) e confermando i termini della politica di controllo della curva dei rendimenti governativi a lungo termine, con riferimento massimo per il rendimento decennale all’1%. Il governatore della banca centrale giapponese, K. Ueda, ha evitato commenti sulla tempistica di un possibile cambiamento politico, rimandando ai futuri incontri eventuali indicazioni in tal senso.
Anche la BCE, nella riunione del 25 gennaio, ha optato per un nulla di fatto, mantenendo inalterati sia il livello dei tassi di interesse sia l’indirizzo sull’andamento futuro degli stessi. Per ora, è stata confermata l’indicazione generica secondo cui il costo del denaro dovrà essere mantenuto ai livelli correnti “abbastanza a lungo”. Quanto, dipenderà dall’evoluzione dei dati. Il Consiglio Direttivo ha infatti evitato di sbilanciarsi sul futuro dei tassi di riferimento in Eurozona, limitandosi a dichiarare che discutere di tagli sia al momento “prematuro”.
Se da un lato la decisione della BCE di confermare la propria forward guidance può essere interpretata come un tentativo di frenare aspettative del mercato sui tagli dei tassi di interesse ritenute ancora troppo aggressive, dall’altro la scelta di vincolare le prossime decisioni ai dati potrebbe rappresentare una necessità e indicare che il Consiglio sia ancora diviso in merito ai tempi della riduzione dei tassi.
La discussione sui tagli dei tassi verrà probabilmente intavolata nella prossima riunione del 7 marzo, in occasione della quale verrà diffuso l’aggiornamento delle proiezioni di crescita e inflazione per il blocco europeo. Questi dati potranno fornire una maggiore visibilità al Consiglio sulle prospettive dell’economia nel triennio in corso e contribuire ad una maggiore fiducia dei policymaker nel definire il sentiero di politica monetaria più appropriato.
Questa appare l’ipotesi più probabile, avvalorata anche dalla retorica del presidente Lagarde sulle prospettive di inflazione durante la conferenza stampa post meeting. Lagarde ha dichiarato che il Consiglio ritiene le proprie prospettive di inflazione a medio termine “ampiamente confermate” dai dati più recenti, ma, al contempo, ha sottolineato la necessità di attendere dati più rassicuranti sulla crescita dei prezzi.
Fonte elaborazione dati interna
Da un lato la narrativa dell’istituto sul futuro andamento dell’inflazione è apparsa più accomodante, con l’eliminazione nel comunicato di politica monetaria della frase secondo cui “le pressioni interne sui prezzi rimangono elevate” e toni più rassicuranti sui potenziali effetti indiretti di un aumento dei salari, che dovrebbero riflettersi più sui profitti aziendali che sull’inflazione. Dall’altro, tuttavia, è stata sottolineata l’incertezza che ancora grava proprio sullo slancio della crescita salariale, dato che i salari di oltre il 40% della forza lavoro non sono ancora stati determinati. Inoltre, Lagarde ha ricordato i potenziali rischi sull’andamento al rialzo dei prezzi derivanti da un’escalation della situazione geopolitica nel Mar Rosso.
I toni interlocutori della riunione di politica monetaria della BCE non hanno dunque fornito, come da attese, riferimenti chiari sulle tempistiche della svolta monetaria e hanno rimandato a marzo ogni eventuale indicazione in tal senso. Tuttavia, gli operatori non escludono il verificarsi di possibili tagli dei tassi di interesse già in aprile, con una probabilità implicita nei livelli di tasso OIS pari al 90% circa, in aumento rispetto al 65% prezzata prima della riunione.
Il verificarsi di possibili interventi di riduzione dei tassi di interessa da parte della BCE nella seconda metà del 2024 rappresenta ancora l’ipotesi più probabile, ma l’eventualità che tali circostanze si materializzino in aprile non è del tutto da escludersi.
In un simile contesto, si conferma l’attuale posizionamento di sovrappeso sul comparto governativo Euro nell’ambito di un generale sovrappeso strategico sull’asset class obbligazionaria: i livelli di carry attualmente offerti dal segmento rimangono interessanti alla luce di una fase di potenziale flessione dei rendimenti nei prossimi mesi che porterebbe anche a ritorni positivi in conto capitale.
