Markets Strategy
Inflazione, i fattori da monitorare nel prossimo futuro
Le politiche monetarie restrittive intraprese dalla maggior parte delle banche centrali a livello mondiale hanno contribuito sinora al calmieramento delle pressioni inflattive che hanno caratterizzato il periodo post pandemico. Il raggiungimento del picco dei tassi di riferimento nelle maggiori economie pone ora l’interrogativo di quali possano essere i futuri sviluppi dell’inflazione e quali i principali drivers che ne condizioneranno il trend.
Numerosi sono i fattori che possono influire sull’andamento dei prezzi, e la loro incidenza può variare in funzione dello specifico contesto economico di riferimento. Tali fattori possono essere principalmente distinti in due macro-gruppi: nel primo sono generalmente ricompresi i fenomeni di natura contingente; nel secondo sono considerati i trend strutturali.
Fattori contingenti e trend strutturali (Megatrend)
I fattori contingenti riguardano più propriamente le dinamiche di breve periodo e afferiscono tipicamente all’impatto sui prezzi determinato dalle diverse fasi del ciclo economico, dalle politiche monetarie e fiscali adottate, dall’insorgere di eventi esogeni (ad esempio conflitti bellici, pandemie, ecc.).
I trend strutturali (i cosiddetti megatrend) sono invece temi che si sviluppano nel più lungo periodo e che producono i propri effetti in modo progressivo, modificando gradualmente il contesto economico di riferimento (ad esempio transizione ecologica, reshoring, innovazione tecnologica legata all’Intelligenza Artificiale, invecchiamento della popolazione, etc.).
Mentre per quanto riguarda i fattori contingenti, l’evidenza empirica consente di determinare delle relazioni «qualitative» con le altre variabili, spesso misurabili anche quantitativamente, nel caso dei megatrend tali relazioni risultano più «intuitive», difficili da isolare e quindi meno «quantificabili».
Fra i temi di lungo periodo che potrebbero avere i maggiori effetti inflattivi vale la pena citarne due in particolare: la transizione ecologica e il reshoring.
La transizione ecologica
I fattori legati al tema della transizione ecologica, distinti ma correlati, che potrebbero condurre ad un periodo prolungato di pressione al rialzo sull’inflazione sono di diversa natura.
Vi sono potenziali impatti sull’attività economica e sui prezzi derivanti dall’aumento del numero dei disastri naturali e degli eventi meteorologici estremi. Ad esempio, siccità eccezionali in vaste parti del mondo contribuiscono al forte aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Si parla in questi casi di “climateflation”.
Vi è poi l’effetto inflattivo legato costo ereditato dalla dipendenza dalle fonti energetiche fossili, che non è stata ridotta con sufficiente forza negli ultimi decenni, e che nel breve periodo continuerà ad incidere sui prezzi finché il passaggio a fonti di energia alternative non avrà raggiunto proporzioni più ampie. Si parla in questo caso di “fossilflation”.
Infine, va considerata la “greenflation”, ovvero l’incidenza dei prezzi dei metalli e dei minerali utilizzati nelle tecnologie “verdi”, come ad esempio il rame, il litio e il cobalto. Tali minerali vengono definiti come «critici» poiché, se da un lato sono necessari per sviluppare un’industria a emissioni zero, dall’altro sono soggetti a scarsità, o perché disponibili in quantità limitate, o perché, sebbene molto diffusi, sono difficili da estrarre, o perché in quasi monopolio di alcuni Paesi.

Reshoring
Il reshoring è il fenomeno economico che consiste nel «rientro a casa» ovvero nel riavvicinamento verso il Paese di origine delle attività produttive in precedenza localizzate fuori dai confini nazionali, con l’obiettivo di massima riduzione dei costi (ad esempio, di manodopera) e conseguente massimizzazione dei profitti.
Con la pandemia è emersa con prepotenza l’esigenza di un ripensamento delle catene di produzione e di approvvigionamento, data la difficoltà di reperire materiali e semilavorati provenienti da stabilimenti localizzati in altri Paesi; successivamente, lo scoppio della guerra in Ucraina ha accresciuto l’importanza della resilienza della catena di approvvigionamento per superare le vulnerabilità alle interruzioni causate da disastri naturali, instabilità politica e altri fattori.
È intuitivo che la progressiva attuazione del reshoring abbia necessariamente effetti inflattivi sull’economia. In primis perché necessita di ingenti investimenti da parte delle aziende per la ricollocazione della produzione, in secondo luogo perché vengono abbandonate location con basso costo della manodopera e occupato nuovo personale nell’ambito dei confini nazionali, con potenziali pressioni salariali. La maggiore occupazione e l’aumento dei salari favoriscono a loro volta un aumento dei consumi e quindi della domanda, con effetto secondario di ulteriore aumento dei prezzi.

La crescita economica debole sta rallentando i potenziali effetti inflattivi di breve periodo dei principali megatrend
Il rallentamento della crescita economica in atto e l’aumento dei costi di finanziamento stanno rallentando gli effetti sull’inflazione derivanti dallo sviluppo dei principali megatrend.
Da inizio anno stiamo assistendo, ad esempio, ad un andamento discendente dei prezzi dei materiali «critici», come il litio, il cobalto e il rame, che sono strategici nella produzione delle batterie per i veicoli elettrici. Questo è il risultato di una domanda debole che ha più che compensato le pressioni al rialzo legate alla scarsità sui mercati fisici e alle strozzature lungo la catena di approvvigionamento.
Una crescita globale in rallentamento sta anche influendo negativamente sul processo di reshoring: i costi legati all’avvio di nuove strutture produttive e di logistica in Paesi diversi da quelli attuali sono difficilmente sostenibili per un’azienda in un contesto in cui i ricavi sono in calo per effetto di una minor domanda.
Tali evidenze ci portano a ritenere che gli effetti inflazionistici dei principali trend strutturali non si siano ancora mostrati nel concreto per la debolezza della crescita in atto e che essi saranno maggiori quando i ritmi di espansione torneranno a crescere.
La conclusione delle politiche monetarie restrittive nelle principali economie sostiene la progressiva ripresa della domanda e pone le basi per una maggiore incidenza dei megatrend nello sviluppo dell’andamento prospettico dell’inflazione.
Quale filosofia di investimento, in un simile contesto?
Già a partire dal prossimo anno sarà pertanto l’inflazione la variabile principale da monitorare per prendere decisioni di investimento, in quanto sarà essa ad influenzare le politiche monetarie delle banche centrali che avranno a loro volta effetti sulla crescita economica.
L’inflazione, pur allontanandosi dai picchi registrati nel 2022, potrebbe ridursi, al di là di fattori esogeni, innescando un trend positivo che passerà dai bonds all’equity, ma non raggiungere i target attesi dalle banche centrali e collocarsi su livelli mediamente più elevati per un periodo ancora lungo, anche per effetto dei trend strutturali che man mano aumenteranno il passo, con dinamiche differenti nelle varie aree geografiche. Da valutare se, in questo caso, le banche centrali si vedranno costrette a modificare i loro obiettivi di inflazione in termini quantitativi o come approccio.
Occorrerà, pertanto, mantenere un adeguato bilanciamento degli investimenti per asset class:
La componente obbligazionaria continuerà a rappresentare un elemento fondamentale per la stabilizzazione strutturale dei portafogli, grazie a rendimenti che si potranno mantenere su livelli ancora interessanti sulle scadenze brevi e con potenzialità di flessione su quelle più lunghe, per effetto di politiche monetarie progressivamente più accomodanti.
L’investimento azionario, in assenza di un trend ben definito a priori, dovrà saper cogliere le migliori opportunità in quei Paesi (più resilienti) e in quei settori che beneficeranno di più dell’evoluzione del contesto e dovrà essere improntato alla massima diversificazione.
La liquidità continuerà a rappresentare un «cassetto» da cui attingere di volta in volta, per indirizzare gli investimenti verso l’asset class azionaria o obbligazionaria in funzione delle opportunità che si creeranno, o una riserva con la finalità di stabilizzare i portafogli in fasi di elevata volatilità.

Bruno Perfido
Condivido pienamente.
Grazie