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Brexit o no-Brexit? Questo è il problema!

La saga della Brexit continua ad arricchirsi di nuovi capitoli. Una conclusione sembrava essere vicina lo scorso 17 ottobre, quando il premier Britannico Johnson aveva trovato un’intesa con il capo-negoziatore dell’UE Michel Barnier per un’uscita dall’Unione con un accordo anche sul cosiddetto Backstop, ossia sul nodo della frontiera nord irlandese.
Dopo la celere approvazione dell’UE, mancava solo il voto del Parlamento britannico per il via definitivo. Voto che, però, non c’è stato perchè alla Camera dei Comuni è passato a sorpresa il cosiddetto emendamento Letwin. Questo ha stabilito che la votazione sull’accordo dovesse essere subordinata alla preventiva approvazione da parte dello stesso Parlamento delle regole operative, necessarie per rendere effettiva l’uscita del Regno Unito dall’Unione.
A quel punto un ulteriore rinvio della Brexit è stato inevitabile, con la prossima data fissata al 31 gennaio 2020. Per evitare che l’impasse potesse proseguire ulteriormente, Johnson ha fatto pressione in Parlamento per andare a nuove elezioni, con la speranza di ottenere una maggioranza più ampia in suo favore. In questo caso l’intesa tra i conservatori e laburisti è stata raggiunta: le prossime elezioni parlamentari si terranno il prossimo 12 dicembre. La complessità del sistema elettorale britannico rende tuttavia oggi difficile prevedere quale ne sarà l’esito.
In tale scenario si conferma un posizionamento neutrale sull’azionario del Regno Unito considerato il permanere di futura incertezza. I titoli di società con una più spinta vocazione all’export sarebbero da preferire nel breve termine, mentre quelli più focalizzati sull’economia domestica dovebbero ricevere maggiore supporto solo dopo la definitiva approvazione di una soft Brexit.