MARKETS STRATEGY
Cosa aspettarsi nel 1Q 2022
La dinamica dell’economia mondiale sta rallentando dal picco al potenziale. Le previsioni più recenti degli organismi internazionali evidenziano, a livello globale, proiezioni al ribasso della crescita per il 2021 e una stabilizzazione per il 2022 e 2023.
LE ECONOMIE MONDIALI
A livello geografico si rilevano delle divergenze nel ritmo di crescita. In Eurozona si riscontra una maggiore tonicità dell’attività economica in Italia e Francia, mentre la Germania sta fronteggiando maggiori difficoltà. Negli Stati Uniti la ripresa sembra proseguire, sebbene ad un ritmo più lento rispetto a quanto sinora osservato, mentre in Cina è atteso un rallentamento della crescita sotto il target del 6% sia per il 2022 che per il 2023.
L’INFLAZIONE
L’inflazione dei prezzi al consumo permane su livelli molto superiori ai target delle banche centrali, nonostante il riassorbimento dell’effetto base: il picco di inflazione che si pensava fosse stato raggiunto nei mesi scorsi, è stato superato nelle più recenti letture. Le pressioni sui prezzi sembrerebbero destinate a durare più a lungo del previsto in virtù della persistenza delle strozzature della catena di approvvigionamento, la carenza di manodopera e il ribilanciamento verso salari mediamente più elevati. Anche le banche centrali, in primis la Federal Reserve, iniziano a rivalutare la transitorietà dell’attuale aumento dei prezzi a favore di una nuova fase caratterizzata da un’inflazione strutturale più elevata.
LA POLITICA MONETARIA
Si sta assistendo ad una divergenza di politica monetaria tra le principali banche centrali: da un lato quelle dei Paesi emergenti che, a seguito degli elevati livelli di inflazione, sono in molti casi già intervenute con rialzi, talora importanti, dei tassi di riferimento; dall’altro quelle dei Paesi sviluppati che si stanno solo ora orientando verso un approccio più restrittivo, avendo alcune già avviato il tapering o mostrandosi in procinto di farlo, mentre altre sono ancora posizionate in una fase più attendista. In controtendenza la Banca Popolare Cinese sta dando segnali di un orientamento più accomodante per dare nuovo slancio all’economia. Tale asincronia nelle politiche monetarie potrebbe ulteriormente accentuarsi in virtù del divario nel ritmo di crescita atteso nei vari Paesi.
Le azioni delle banche centrali saranno guidate dal trade-off tra crescita e inflazione: la Bank of England e Federal Reserve dovrebbero muoversi per prime, mentre la Banca Centrale Europea potrebbe affrontare un maggior numero di sfide, dato lo stadio meno avanzato del ciclo economico nell’Eurozona e una tolleranza nei confronti di un aumento dell’inflazione limitata da una dipendenza energetica maggiore; le banche centrali dei Paesi emergenti, che per prime hanno intrapreso un ciclo restrittivo, potrebbero sospendere i rialzi dei rispettivi tassi di riferimento per non incidere sulla ripresa e, in alcuni casi, anche l’invertirne la rotta.
LO SVILUPPO ECONOMICO
In uno scenario in cui lo sviluppo economico in atto dovrebbe proseguire anche nel 2022, seppur a tassi più contenuti rispetto al 2021 ma comunque ampiamente superiori ai livelli pre-crisi, e sia prevista un’ulteriore espansione degli utili societari anche a fronte delle recenti correzioni delle quotazioni, l’asset class azionaria dovrebbe registrare nel prossimo anno ritorni ancora positivi, sebbene a single digit, e inferiori al passato. Tuttavia la diffusione della nuova variante Omicron rappresenta un rischio esogeno per il proseguimento della crescita economica e degli utili, in particolare nei settori più legati alla circolazione delle persone. Anche se non sono attese misure restrittive radicali tale situazione potrebbe indubbiamente creare maggiore volatilità sui mercati finanziari. Bilanciando aspetti favorevoli e possibili rischi si conferma un posizionamento neutrale sull’asset class azionaria.
Dopo un tendenziale rialzo determinato dall’aumento delle attese di inflazione, i rendimenti obbligazionari sono ritornati su livelli compressi per i timori di un nuovo rallentamento economico a seguito del diffondersi della nuova variante del virus. Le prospettive per i mercati obbligazionari rimangono negative: le politiche monetarie potrebbero accelerare l’uscita dalle operazioni di quantitative easing ed anticipare i rialzi dei tassi a seguito della risalta dell’inflazione che si sta rivelando meno temporanea di quanto giudicato in precedenza. I rendimenti dovrebbero tornare a salire e le curve ad alzarsi, tanto da confermare come preferibile un posizionamento di sottopeso per l’asset class obbligazionaria, favorendo un sovrappeso del posizionamento di liquidità attraverso soluzioni di investimento di tipo cash enhanced.
