MARKETS STRATEGY
Il sistema riflette sulle crisi di SVB e Credit Suisse
Il mese di marzo ha sconvolto i mercati finanziari e ha provocato paura e speranza, che si sono alternate negli animi degli investitori dopo il fallimento negli Stati Uniti di Silicon Valley Bank e Signature Bank. Questi eventi hanno generato elevata volatilità e preoccupazione, che si sono in parte attenuate dopo che le principali banche centrali hanno assicurato la necessaria liquidità al sistema bancario, alle prese con un’emorragia di depositi.
Le autorità svizzere hanno dovuto orchestrare in tutta fretta l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS, evitando così un pericoloso allargamento della crisi, ma al prezzo di pesanti conseguenze: le assemblee dei soci non hanno potuto esprimersi, e mentre gli azionisti di Credit Suisse hanno recuperato una parte del proprio investimento, gli obbligazionisti con il maggior livello di subordinazione hanno visto il totale azzeramento dei propri investimenti, nonostante la prelazione rispetto alle azioni. Ciò ha scatenato una tempesta sul mercato del credito che si è placata solo dopo che i supervisori bancari europei hanno assicurato che nulla del genere sarà mai ammesso altrove.
Attese sull’evoluzione del sentiero dei tassi negli Stati uniti e in Eurozona
Nonostante le tensioni nel settore bancario, sia la Federal Reserve che la BCE si sono dimostrate pragmatiche e hanno proseguito nel sentiero di rialzo dei tassi per combattere un’inflazione che, su ambo le sponde dell’Atlantico, permane su livelli elevati e ben lontani dai rispettivi target nonostante il trend di riduzione in atto.
La BCE ha aumentato il costo del denaro di 50 punti base e ribadito la solidità del sistema bancario europeo, sottolineando tuttavia che alla luce dell’incertezza attuale non è possibile anticipare l’evoluzione del sentiero sui rialzi dei tassi di interesse, che sarà guidato dai dati: laddove l’inflazione non dovesse fornire segnali più evidenti di ridimensionamento, potrebbe essere necessario fare «ancora strada» in senso restrittivo.
I membri del Board della Federal Reserve hanno discusso l’eventualità di operare una pausa nei rialzi dei tassi ma hanno, alla fine, votato all’unanimità per un ulteriore aumento dei Fed Funds di 25 punti base. Anche il messaggio del FOMC è stato orientato al pragmatismo: i recenti accadimenti nel panorama bancario statunitense potrebbero tradursi in condizioni di credito più restrittive per le famiglie e le imprese e pesare sull’attività economica, sulle assunzioni e sull’inflazione. Data l’incertezza sull’entità di tali effetti, la banca centrale statunitense ha preferito mostrarsi più cauta, confermandosi attenta all’inflazione ma allo stesso tempo pronta a valutare opportunamente le informazioni in arrivo per definire i futuri sviluppi di politica monetaria.
Entrambe le banche centrali hanno rivisto le proprie proiezioni di crescita economica a favore di un ridimensionamento, seppur lieve, delle prospettive di sviluppo, come conseguenza delle politiche monetarie restrittive in atto. Benché l’ipotesi di recessione non rappresenti lo scenario base sia per la BCE che per la Fed, il rallentamento a cui stiamo assistendo potrebbe dimostrarsi più marcato delle attese per effetto di un minor accesso al credito da parte di famiglie e imprese. Le tensioni nel settore bancario potrebbero infatti indurre ad una stretta creditizia, con profondità e durata ancora incerte, con conseguente ulteriore impatto sullo sviluppo economico. Lo scenario atteso è comunque ancora quello di un soft landing.
Prospettive di crescita economica inferiori potrebbero tuttavia indurre le banche centrali a rallentare il ritmo di rialzo dei tassi di riferimento e a terminare anticipatamente le politiche monetarie restrittive sinora intraprese. A concorrere a tale prospettiva anche la necessità di garantire la stabilità dei mercati finanziari a seguito degli eventi legati a Silicon Valley Bank, Signature Bank e Credit Suisse.
Tuttavia, una pausa anticipata delle politiche monetarie restrittive dovrebbe rallentare il processo di disinflazione, che potrebbe evolversi seguendo una traiettoria non lineare e realizzarsi ad una velocità inferiore rispetto a quanto sinora ipotizzato. Questo potrebbe verificarsi soprattutto in Eurozona, dove si potrebbe registrare un’inflazione più persistente e su valori più elevati rispetto agli USA.
Come conseguenza, in un simile scenario la Fed potrebbe raggiungere il picco nel sentiero di rialzo dei tassi prima della BCE, conducendo ad una fase di divergenza, seppur temporanea, nelle politiche monetarie intraprese dai due istituti: la Fed in pausa e la BCE in fase ancora restrittiva.
L’attuale livello dei rendimenti, considerati gli interessanti livelli di carry ottenibili anche attraverso investimenti di breve duration e di elevata qualità, costituisce, nel breve periodo, un elemento favorevole per gli investimenti obbligazionari e invita a ridurre al minimo le disponibilità sui conti correnti. La possibile volatilità dei rendimenti attesa anche nei prossimi mesi come effetto dell’assestamento delle tensioni in atto sul settore bancario, potrebbe creare ulteriori opportunità di aumento delle posizioni obbligazionarie con rischi di downside relativamente contenuti.
