MARKETS STRATEGY
Jackson Hole: l’intervento di Powell e la reazione dei mercati

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Jackson Hole: l’intervento di Powell e la reazione dei mercati

L’esposizione tenuta dal governatore della Banca Centrale USA al simposio di Jackson Hole il 27 agosto ha confermato l’impostazione accomodante della politica monetaria che la Fed ha intrapreso circa un anno fa. L’andamento del mercato del lavoro e l’inflazione si riconfermano quali parametri di riferimento dell’azione di sostegno economico della Banca Centrale.

L’inflazione ha raggiunto l’obiettivo, ma i recenti rialzi sono visti come temporanei. Il Presidente della Fed ha ribadito come la repentina crescita dei prezzi ben al di sopra del target sia un evento transitorio causato da singole componenti, come i prezzi dei beni durevoli e quelli energetici (che sono attesi tornare a livelli pre-pandemici in scia alla normalizzazione della situazione sanitaria), più che da motivi strutturali di lungo periodo.

Powell ha riconosciuto il forte miglioramento nel mercato del lavoro, osservando come la prevalenza degli 832mila nuovi posti di lavoro aggiunti in media mensilmente negli ultimi tre mesi abbia interessato il settore dei servizi. L’evidenza dei sondaggi sulla carenza di manodopera fa ben sperare per una serie continua di buoni dati sull’occupazione (il primo importante dato sarà quello di prossima pubblicazione, relativo alle nuove buste paga del mese di agosto) superati i fattori che ostacolano la partecipazione al mercato del lavoro e sventati i rischi legati alla variante Delta.

I risultati ottenuti sia sul fronte inflazione che con riferimento al mercato del lavoro, hanno portato Powell a condividere con la maggioranza del FOMC l’opinione che il tapering possa iniziare già quest’anno, purchè un’ulteriore diffusione della variante Delta non costringa ad un ritardo. Un approccio dunque all’insegna della cautela che con ogni probabilità sarà riconfermato nei prossimi meeting FOMC. Gli acquisti mensili di titoli da USD 120 miliardi che la Fed conduce attualmente dovrebbero essere ridotti entro tre mesi ed annunciati al più tardi con il meeting FOMC del 2-3 novembre oppure (più probabilmente) già in quello previsto per il 21-22 settembre.

Il Presidente della Fed ha ritenuto di smorzare i timori degli operatori legati ad una prossima riduzione degli acquisti di asset in un momento in cui l’economia americana, dopo aver manifestato una ripresa impetuosa, sembra attraversare una fase di assestamento: egli ha infatti ribadito che il tapering è uno strumento di politica monetaria diverso dall’aumento dei tassi sui Fed funds, e come tale non fornisce alcuna indicazione specifica sull’ innalzamento del costo del denaro, manovra che richiede innanzitutto il raggiungimento della piena occupazione e un’inflazione al 2% su base sostenuta. Entrambi gli obiettivi sono ancora lontani dall’essere raggiunti per cui le attese sono ancora per un rialzo dei tassi a partire dal 2023.

Le dichiarazioni del governatore Powell sono riuscite a rassicurare i mercati finanziari. Il mercato equity ha aggiornato i massimi mentre quello l’obbligazionario non ha dato alcun segnale di volatilità. I rendimenti infatti sono rimasti ancorati ai livelli delle ultime settimane, addirittura con una lieve flessione al ribasso.

Lo scenario che si profila dopo Jackson Hole si presenta ancora favorevole per l’asset class azionaria in quanto le politiche monetarie delle banche centrali si confermano accomodanti.

Il taperig inizierà a ridurre progressivamente la liquidità sui mercati finanziari avendo un effetto di marginale rialzo dei rendimenti sulla parte più lunga delle curve obbligazionarie. Il segnale di intervento delle banche centrali su eventuali eccessi di inflazione aiuta tuttavia a contenere eccessivi aumenti dei rendimenti.

Le attese per un potenziale rialzo dei rendimenti a seguito delle politiche di tapering supportano ulteriormente il sottopeso della componente obbligazionaria.

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