MARKETS STRATEGY
Le economie mondiali rallentano e l’inflazione consiglia prudenza
L’avanzamento della campagna vaccinale e i forti segnali di recupero economico hanno condotto ad una generale revisione al rialzo delle stime di crescita del PIL delle principali economie per il 2021.
Nel corso dell’anno la fiducia dei consumatori ha dimostrato un recupero soprattutto in Europa, dove è tornata sui massimi dal 2017, mentre negli Stati Uniti i valori pre-Covid sono stati solo sfiorati. Tuttavia, nelle ultime letture si evidenzia un deterioramento dell’indicatore soprattutto in Cina, dove i segnali di un rallentamento economico sembrano più evidenti.
La fiducia delle imprese è stata più rapida nella ripresa rispetto alla fiducia dei consumatori ma ha anche evidenziato per prima, nella seconda parte dell’anno, un’inversione del trend, soprattutto in Cina e negli Stati Uniti. A livello globale i PMI compositi evidenziano una preponderanza di economie in espansione, sebbene nella maggioranza dei casi il ritmo di crescita stia rallentando. In Cina, il PMI è sceso sotto 50 e in generale i PMI dei paesi emergenti stanno anticipando una fase di contrazione.
Il quadro che risulta dall’analisi dei dati anticipatori vedrebbe, dunque, il picco di massima accelerazione essere già stato raggiunto, anticipando nei prossimi mesi una possibile fase di normalizzazione. L’Europa dovrebbe accelerare rispetto agli Stati Uniti e alla Cina che si trovano in uno stadio di ripresa più consolidata. Alcune economie emergenti, a causa dell’aumento di contagi da variante Delta, potrebbero mostrare rallentamenti nel recupero in atto. Lo sviluppo economico proseguirà, dunque, ad un ritmo più contenuto.
I prezzi al consumo hanno continuato a rimanere su valori elevati e tendenzialmente superiori ai target delle banche centrali. L’aumento dell’inflazione viene ancora considerato temporaneo e destinato a riassorbirsi parzialmente nel breve periodo poiché determinato dal rincaro delle materie prime e dai colli di bottiglia dovuti a produzioni interrotte, mancanza di occupazione ed eccesso di domanda. Le prospettive dell’inflazione nel lungo periodo appaiono tuttavia incerte: una volta esauriti gli spike delle componenti più volatili dei panieri di riferimento, la dinamica dei prezzi dovrebbe procedere a tassi più moderati, ma gli effetti dei colli di bottiglia sull’inflazione potrebbero rivelarsi più duraturi del previsto, portando i prezzi nel medio-lungo termine ad assestarsi su livelli superiori a quelli registrati negli ultimi anni. Inoltre, l’andamento futuro dei prezzi dipenderà molto anche dalla dinamica dei salari e dall’andamento del mercato del lavoro.
Le banche centrali rimangono impegnate a sostenere la ripresa attraverso un approccio che si conferma comunque ancora accomodante. La Federal Reserve ha riconosciuto i progressi dell’economia USA verso i propri obiettivi di politica monetaria: nei prossimi mesi, entro fine anno se i dati si dimostreranno sufficientemente positivi, assisteremo ad un inizio di tapering ma non ad un contestuale incremento dei tassi di interesse, che verrà implementato solo successivamente al pieno raggiungimento degli obiettivi di inflazione e occupazione. La BCE ha annunciato di intraprendere un “ritmo moderatamente più basso” degli acquisti di PEPP nel 4Q, fornendo un chiaro segnale che procederà con molta cautela prima di ritirare il suo sostegno economico ultra accomodante.
I segnali che la fase di massimo sviluppo economico sia stata già raggiunta in molti Paesi e che ci si stia avviando verso una periodo di normalizzazione della crescita, solitamente caratterizzata da una maggiore volatilità dei mercati azionari, ancora in grado di fornire rendimenti positivi ma di magnitudo inferiore rispetto alle fasi precedenti, fanno propendere per un posizionamento di neutralità verso l’asset class azionaria. Nonostante le dichiarazioni ancora accomodanti da parte delle principali banche centrali, la fase di massima espansione monetaria post-Covid dovrebbe essersi conclusa e a breve dovrebbero avviarsi le prime riduzioni dei programmi di acquisto di asset, seppure a ritmi molto moderati. In coerenza con la crescita economica in atto e i livelli di inflazione attesa si dovrebbe assistere ad un rialzo dei rendimenti obbligazionari che porta a propendere per un sottopeso nei confronti dell’asset class obbligazionaria, favorendo un sovrappeso del posizionamento di liquidità attraverso soluzioni di investimento di tipo cash enhanced.
