Sicurezza: Zoom al bando per videocall di lavoro

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Sicurezza: Zoom al bando per videocall di lavoro

E’ di pochi giorni fa la notizia che Zoom, il programma per videoconferenze che ha avuto un boom di utenti negli ultimi mesi, non può essere più utilizzato per problemi di sicurezza della privacy e dei dati personali. A causa dell’esponenziale utilizzo, il software ha palesato infatti un alto rischio di violazione della sicurezza riguardante informazioni sensibili e rilevanti.

Il consiglio per effettuare meeting o videoconferenze è quello di fare affidamento su una serie di tool e strumenti alternativi quali Webex Meeting, Adobe Connect, Go2meeting o Google Meet, con un livello di sicurezza accettabile (valutazione Netscope utilizzata da Capogruppo). Tutti strumenti sono disponibili in versione gratuita con vincoli sulla durata della conference e/o nella limitazione di alcune funzionalità oppure in versione business a pagamento.

Cosa sta succedendo? Perché è vietato l’uso di Zoom per attività di lavoro?

Gli hacker informatici, approfittando della crescente popolarità del servizio di videoconferenza Zoom, sempre più utilizzato per riunioni di lavoro a distanza, attività formative o incontri virtuali, stanno sfruttando le gravi vulnerabilità di sicurezza del software per rubare le credenziali degli utenti.

L’ultimo attacco ha sottratto circa 500 mila credenziali che potrebbero consentire agli hacker di accedere alle chiamate in conferenza Web, dove sono condivisi file sensibili, dati di proprietà intellettuale e informazioni finanziarie. Gli stessi dati potrebbero essere anche utilizzati per scopi di ingegneria sociale ed arrivare ad attacchi di compromissione della posta elettronica aziendale.

Inoltre, se l’aggressore è in grado di identificare la persona di cui ha assunto l’account (cosa abbastanza semplice utilizzando applicazioni come Google o LinkedIn), può potenzialmente impossessarsi del profilo in modo illecito e organizzare riunioni con altri dipendenti dell’azienda.

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