Blog Protezione & Risparmio
Mercati a confronto: utili in crescita ma divergenze tra Stati Uniti ed Europa
Nel mese di maggio il blog Protezione & Risparmio si è focalizzato dapprima sui risultati trimestrali sia negli Usa sia in Europa: pur con profitti in crescita per le aziende, è emersa una discrepanza tra le società statunitensi e quelle europee.
Negli Stati Uniti, infatti, la crescita è stata trainata dalla domanda sempre maggiore relativa all’AI e al cloud computing, con paralleli investimenti in ambiti quali infrastrutture tecnologiche e data center. Guardando all’Europa, considerato anche il contesto geopolitico e macroeconomico non favorevole, i risultati hanno mostrato una crescita contenuta ma ugualmente positiva, legata all’ambito tecnologico – anche in questo caso – e a quello finanziario.
Dunque, le trimestrali hanno confermato la concentrazione del mercato nelle mani di poche grandi aziende tech statunitensi, tema a cui si è dedicato un apposito articolo concentrato sulle “magnifiche 7” e il loro grande peso nell’S&P 500. Tale indice, infatti, risulta ad oggi fortemente dipendente dall’andamento di soli 7 titoli – Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta, Nvidia e Tesla – centrali nel mercato e che pesano circa il 35% dell’indice (e con il solo settore tecnologico che ne pesa per il 37%).
Dall’altro lato, tuttavia, viene messa in luce anche la volatilità di questi titoli, che potrebbe avere conseguenze indesiderate sul portafoglio, da combattere attraverso la diversificazione e la riduzione della dipendenza da pochi titoli, spingendosi anche oltre le mega-cap.
Infine, il conflitto in Medio Oriente è tornato al centro del dibattito, in quanto ha innescato una crisi energetica propagatasi a livello mondiale e macroeconomico e un sell-off obbligazionario che ha spinto i rendimenti dei titoli di Stato ai massimi pluriennali.
Comparando vari Paesi, l’inflazione ha avuto impatti diversi: l’Europa, più dipendente dalle importazioni energetiche, è infatti risultata più colpita rispetto agli Usa, con un conseguente riprezzamento delle aspettative sui tassi e i loro tagli. Le banche centrali devono dunque orientarsi verso politiche più restrittive. Ancora più critico è invece il caso del Regno Unito, con rendimenti ai massimi da anni, tensioni politiche interne e l’alta rilevanza percentuale di investitori esteri. In questo contesto, per i gestori il credito europeo continua a offrire un equilibrio tra rendimento e solidità, pur richiedendo una gestione attiva e professionale.