Markets Strategy
Gli senari macroeconomici che ci attendono
All’inizio del 2023 le previsioni macroeconomiche dei principali organismi internazionali dipingevano uno scenario di forte rallentamento della crescita economica nelle principali economie, seppur non di una recessione, prospettando al contempo un processo di disinflazione particolarmente lento a livello globale.
Tali previsioni si sono realizzate nei contenuti, ma l’entità del rallentamento e la velocità di disinflazione registrate nel corso del 2023 hanno sorpreso in positivo le stime di inizio anno.
Le politiche monetarie restrittive intraprese dalle principali banche centrali sono state, infatti, in grado di calmierare le pressioni inflattive – che pur sono rimaste elevate e superiori ai target delle banche centrali – senza penalizzare eccessivamente l’attività economica.
Non si è assistito ad una recessione a livello globale: alcune economie si sono dimostrate più resilienti delle attese (Stati Uniti); altre, hanno registrato tassi di crescita inferiori rispetto a quanto si attendesse (Cina).
Tutto ciò si è verificato nonostante siano stati numerosi gli eventi che hanno minato alla realizzazione di un simile scenario, non da ultimi i fallimenti sperimentati da alcuni istituti di credito statunitensi di piccola/media capitalizzazione (Sylicon Valley Bank e Signature Bank in primis) – che hanno innescato timori di un possibile effetto domino nel sistema bancario – e le tensioni derivanti dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente tra Hamas e Israele – che hanno alimentato i rischi geopolitici e i timori di un inasprimento delle pressioni sui prezzi dell’energia.
QUALE SCENARIO MACROECONOMICO PER IL 2024?
Il 2024 sarà l’anno di svolta delle politiche monetarie restrittive sinora operate dalle principali banche centrali dei Paesi sviluppati, che seguiranno i passi intrapresi da molti istituti monetari dei Paesi emergenti, già impegnate nei primi tagli dei propri tassi di riferimento.
Il livello del costo del denaro ha infatti raggiunto il picco in molte economie avanzate e la principale incognita per il 2024 rimane per quanto ancora i tassi di interesse si manterranno sugli attuali livelli prima che vengano deliberati interventi al ribasso dai rispettivi istituti monetari.
Molto dipenderà dall’andamento della dinamica inflattiva nei vari Paesi.
Le previsioni più aggiornate dei principali organismi internazionali stimano che, in assenza di ulteriori forti shock sui prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia, l’inflazione complessiva ritorni su livelli coerenti con gli obiettivi delle banche centrali nella maggior parte delle principali economie solo entro la fine del 2025.
E’ dunque probabile che nel corso del 2024 il trend di disinflazione prosegua ma con un ritmo di riduzione del tasso di crescita dei prezzi più lento rispetto a quanto sinora osservato – dato il livello di ridimensionamento dai massimi già raggiunto -, inducendo le principali banche centrali a mantenere tassi di interesse elevati ancora per qualche tempo.
Le politiche monetarie delle banche centrali dei principali Paesi sviluppati resteranno non accomodanti fino a quando non vi saranno chiari segnali di una riduzione duratura delle pressioni inflazionistiche, un’ulteriore moderazione delle aspettative di inflazione e un riequilibrio della domanda e dell’offerta nei mercati del lavoro. Tali condizioni potrebbero verificarsi a partire dalla seconda metà del 2024.
La necessità di mantenere una pressione al ribasso sull’inflazione limiterà tuttavia la portata dei tagli dei tassi ufficiali nel corso del prossimo anno. Inoltre, non è da escludersi una possibile asincronia nell’inizio dell’allentamento monetario nelle varie economie, legata al differente sviluppo delle dinamiche macroeconomiche nei rispettivi Paesi.
Come riflesso del mantenimento di politiche non accomodanti per un periodo ancora prolungato, la crescita del PIL mondiale dovrebbe rallentare nel 2024 ma non si dovrebbe assistere, tuttavia, ad una recessione globale: si prospetta, dunque, per il prossimo anno uno scenario di Soft Landing.
Le previsioni dei principali organismi internazionali continuano infatti ad escludere il verificarsi di uno scenario recessivo mondiale. Le stime indicano che l’economia globale crescerà nel 2024 ad un ritmo complessivo inferiore al 3%, in rallentamento rispetto a quanto si attende realizzarsi nel 2023.
Aumenterà inoltre la divergenza nei tassi di crescita dei vari Paesi, con uno sviluppo maggiore delle economie emergenti, dove le politiche monetarie sono già in allentamento, rispetto a quello delle economie avanzate, caratterizzate da approcci di politiche monetarie ancora non accomodanti.
Tra i Paesi sviluppati, la crescita dell’economia dell’Eurozona sarà probabilmente più contenuta rispetto a quella degli Stati Uniti e delle principali economie asiatiche.
Un simile scenario potrebbe realizzarsi se il contesto geopolitico non mostrasse particolari alterazioni, continuando ad essere ancora caratterizzato da forti tensioni ma escludendo l’ipotesi di escalation dei conflitti in essere.
L’intensificarsi delle tensioni geopolitiche costituisce infatti una delle maggiori fonti di preoccupazione, soprattutto se i conflitti dovessero ampliarsi. Ciò comporterebbe tensioni significative sui mercati energetici e sulle principali rotte commerciali, che rallenterebbero la crescita e aumenterebbero l’inflazione.
Tali prospettive potrebbero costringere le banche centrali a mantenere fermi i tassi di riferimento per un periodo più prolungato del previsto, generando ulteriore stress nei mercati finanziari.
Al contempo, l’impatto di tassi di interesse più elevati potrebbe rivelarsi più forte del previsto, portando ad un rallentamento più accentuato della spesa per consumi, un aumento della disoccupazione e dei fallimenti aziendali. I principali rischi per le prospettive di crescita globali rimangono, pertanto, orientate al ribasso.
