Market Strategy
Gli equilibri necessari nel 2026

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Market Strategy
Gli equilibri necessari nel 2026

Quadro globale

Le proiezioni dei principali organismi internazionali per il 2026 convergono su un quadro di relativa stabilità: il rischio di recessione viene escluso sia a livello globale che regionale, mentre la crescita mondiale è attesa consolidarsi intorno al 3%. Questo dato, pur non rappresentando una vera accelerazione, indica una fase di “maturità del ciclo” in cui la crescita non dipende più da stimoli eccezionali o rimbalzi post‑pandemici, ma riflette la capacità dei singoli Paesi di affrontare sfide e opportunità differenti, adattandosi a condizioni economiche e priorità che risultano sempre più diversificate da un contesto nazionale all’altro.

Stati Uniti: impulso fiscale, consumi resilienti e investimenti in IA

Il primo pilastro della crescita USA attesa per il 2026 è rappresentato dall’espansione fiscale legata al «One Big Beautiful Bill Act» (“OBBBA”), approvato a luglio 2025. Il provvedimento dispiegherà i suoi maggiori effetti tra il 2026 e il 2027, combinando l’estensione di misure esistenti con nuovi tagli netti alle imposte e una spinta alla deregolamentazione. Il risultato atteso è un sostegno diretto sia ai consumi sia alle imprese: le famiglie dovrebbero beneficiare di un reddito disponibile più elevato, mentre le aziende opereranno in un quadro regolatorio più snello e favorevole agli investimenti. Le stime indicano un contributo diretto alla crescita dell’OBBBA nel 2026 intorno a +0,4%, a fronte di un deficit di circa USD 500 miliardi (circa il 5% del PIL): un livello elevato ma ritenuto gestibile nel breve periodo, anche alla luce di tassi contenuti e di una domanda interna robusta.

Sul mercato del lavoro si osservano segnali di rallentamento: la dinamica occupazionale, pur non indicando una contrazione, suggerisce una fase di transizione. Dopo i ritardi legati allo shutdown, le letture sui Non‑Farm Payroll di ottobre e novembre hanno confermato una moderazione rispetto ai mesi precedenti, coerente con un quadro di crescita più contenuta. Nonostante ciò, i consumi continuano a mostrare resilienza: nel secondo trimestre del 2025 la spesa delle famiglie è cresciuta dell’1,7%. A sostenere questa dinamica contribuisce il wealth effect, ossia l’effetto ricchezza legato all’apprezzamento degli asset finanziari e immobiliari, con un impatto particolarmente rilevante sulle famiglie ad alto reddito, responsabili di circa il 40% dei consumi totali: un cuscinetto che continua a stabilizzare la domanda interna.

Un secondo pilastro è rappresentato dagli investimenti in intelligenza artificiale (IA). Nel 2025 si è registrata una forte accelerazione, con un contributo stimato di circa +1,0% al PIL nel secondo trimestre. Le reporting season più recenti hanno messo in luce piani di investimento ambiziosi che si proiettano sul 2026. La stabilità dello scenario USA dipende però dall’effettiva implementazione di questi piani: trasformare gli annunci in progetti produttivi e scalabili sarà decisivo per mantenere il ritmo di crescita e rafforzare la competitività.

Eurozona: ruolo della Germania, fine del NGEU e tema del debito

Nel 2026 la traiettoria della crescita europea appare più moderata e fortemente condizionata da alcuni fattori chiave. La capacità della Germania di mantenere la spinta fiscale e gli investimenti infrastrutturali resta centrale per la tenuta dell’area, sia in termini di domanda interna sia di traino per il resto del blocco.

Una fase delicata per la crescita europea coinciderà con la conclusione del NextGenerationEU: con la fine delle erogazioni entro il 2026, dal 2027 si apre una fase di “normalità fiscale” che richiederà di conciliare obiettivi di crescita e sostenibilità dei conti pubblici. Nonostante la transizione, le politiche fiscali dei principali Paesi europei sono attese espansive anche nel 2026, a fronte di nuove emissioni di debito. I maggiori contributi alla crescita dovrebbero provenire dalle manovre fiscali tedesche e dalla spesa per la difesa, sempre più rilevante nel nuovo contesto geopolitico.

Tra le principali fragilità del quadro europeo, il debito pubblico resta un tema centrale, poiché In diversi Paesi dell’Eurozona il rapporto debito/PIL supera il 100%. Inoltre, per la natura stessa del tessuto economico dell’Eurozona, storicamente più tradizionale e fortemente orientato alla manifattura, l’impatto degli investimenti in intelligenza artificiale sulla crescita resta limitato rispetto a quanto osservato negli Stati Uniti.

Inflazione: picco atteso e percorso di normalizzazione

Il 2026 si prospetta come un anno in cui l’inflazione si mantiene sopra i target delle principali banche centrali, senza accelerazioni marcate. Negli Stati Uniti, l’inflazione è attesa sopra il target della Fed per l’intero 2026, ma in progressiva riduzione rispetto ai picchi recenti. Due fattori guidano la dinamica: (i) il pass‑through dei dazi finora limitato, in gran parte assorbito dai margini aziendali, con un picco di trasferimento dei costi di input atteso nel primo trimestre 2026 e un impatto contenuto sui prezzi finali grazie alla gestione dei costi e alla competitività; (ii) gli stimoli fiscali dell’OBBBA, che potrebbero sostenere i consumi e mantenere la crescita dei prezzi oltre il 2%, senza fiammate, complice la maggiore flessibilità delle catene di fornitura, il ridimensionamento delle tensioni geopolitiche e la capacità delle banche centrali di calibrare la liquidità.

In Eurozona, l’inflazione si colloca molto vicino al target della BCE. Domanda interna debole, reindirizzamento dei flussi commerciali cinesi verso l’Europa e forza dell’euro contribuiscono a contenere le pressioni sui prezzi importati. La fine delle spinte più acute lascia spazio a una normalizzazione in cui la crescita dei prezzi si muove in modo più ordinato e prevedibile.

Politica monetaria: Fed reattiva, BCE paziente

Nel 2026 le politiche monetarie restano un driver osservato dai mercati, con traiettorie che riflettono differenze nazionali e focalizzazione sulla gestione della liquidità e sulla stabilità finanziaria.

Negli Stati Uniti, dopo tre tagli consecutivi, la Fed potrebbe attendere fino all’entrata in carica del nuovo governatore (inizio giugno) per intervenire nuovamente sui tassi. Le nuove proiezioni dell’istituto centrale indicano crescita attesa nel 2026 al 2,3% (da 1,8%), PCE al 2,4% (da 2,6%) e disoccupazione stabile (4,4%); tuttavia, il FOMC risulta sempre meno coeso e più diviso sulle prospettive dei tassi, come emerso chiaramente dal Dot plot di dicembre. La mediana delle proiezioni prevede un solo taglio, contro i due attesi dal mercato, ma la dispersione delle opinioni tra i membri è aumentata, segnalando incertezza sulle prossime mosse.

A sorpresa, il FOMC ha annunciato acquisti di Treasury bill per USD 40 mld/mese, chiarendo che si tratta di “Reserve Management Purchases” per mantenere ampie riserve, non di nuovo QE: un approccio reattivo che rafforza il ruolo di stabilizzatore. La liquidità rimane adeguata, sostenuta da condizioni monetarie più leggere, fine del QT e iniezioni mirate a inizio 2026.

In Eurozona, il contesto appare più prevedibile: la BCE è attesa mantenere i tassi stabili, con inflazione vicina al target e crescita positiva trainata dalla Germania. L’orientamento è di pazienza, con interventi mirati a prevenire tensioni nel sistema bancario. In sintesi, l’area beneficia di una politica monetaria accomodante e di un livello di liquidità coerente con la fase di normalizzazione dei prezzi, riducendo l’incertezza e sostenendo la crescita in modo ordinato.

Conclusioni

Il quadro macro per il 2026 si conferma costruttivo per i mercati azionari, sostenuti da politiche fiscali espansive che continueranno a favorire investimenti e consumi, soprattutto negli Stati Uniti ma anche in Europa. Il raggiungimento del picco inflattivo legato ai dazi dovrebbe ridurre la pressione sui margini delle società statunitensi più esposte alle importazioni, mentre la solidità mostrata dalle principali aziende nelle ultime trimestrali rafforza la fiducia sulla tenuta degli utili.

Le banche centrali rimangono pronte a intervenire per garantire liquidità e stabilità, con la Fed che si mostra attenta alla crescita e la BCE orientata a mantenere i tassi stabili. Tuttavia, il contesto per il mercato obbligazionario si presenta più sfidante: l’elevata offerta di debito governativo prevista per il 2026, insieme a curve forward implicite più elevate e a una minore remunerazione degli spread sul credito, potrebbe esercitare pressioni sui rendimenti, in particolare nei Paesi core come la Germania. Inoltre, la divisione interna al FOMC e le incertezze sulla redditività futura degli investimenti in IA suggeriscono che la volatilità potrebbe aumentare, soprattutto se le dinamiche di crescita e inflazione dovessero sorprendere al rialzo.

In sintesi, il contesto rimane positivo per l’azionario, mentre l’outlook per il bond richiede maggiore cautela e selettività. In un quadro che resta favorevole ma incerto, la capacità di monitorare i segnali, mantenere flessibilità e diversificare le scelte di investimento sarà essenziale per cogliere le opportunità e gestire i rischi che potranno emergere nel corso dell’anno.

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