MARKETS STRATEGY
Euro-Dollaro: cosa ci aspetta sul fronte delle valute

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Euro-Dollaro: cosa ci aspetta sul fronte delle valute

Sul fronte valutario il 2020 è stato indubbiamente caratterizzato da un forte trend di debolezza del dollaro. Il biglietto verde ha perso attrattività come valuta rifugio: solo in queste prime settimane del 2021 ha prevalso sui mercati un orientamento di maggiore risk aversion.

Tra i fattori che hanno guidato il recente apprezzamento del dollaro vi è sicuramente l’irripidimento della curva dei rendimenti statunitense, che ha portato all’allargamento del differenziale dei tassi verso i principali Paesi, compresa l’Area Euro. Inoltre, sebbene l’elezione di Joe Biden e l’ascesa del Partito Democratico supportino le aspettative di indebolimento del dollaro in virtù di un maggiore stimolo fiscale atteso, allo stesso tempo alimentano, nel breve, le incertezze sulla durata della politica accomodante della FED, favorendo di fatto una valuta più forte.

Lo scenario contingente non sembra destinato a durare nel breve periodo: è verosimile, infatti, che il trend di indebolimento del dollaro ritorni in auge entro l’estate, portando il cambio Eur/USD a toccare i massimi di 1,25. Le ragioni che ci spingono ad avvalorare questa ipotesi sono di diversa natura, in primis legate all’attuale composizione della maggioranza in Senato del Partito Democratico (un solo voto di scarto). Vi è dubbio su come l’amministrazione US possa procedere col proprio programma di rilancio dell’economia, finanziando le spese attraverso l’incremento della tassazione alle imprese. Questo conferma, nel breve, le aspettative di incremento dei twin deficits (di bilancio e commerciale), con conseguente aumento del debito pubblico per finanziare le spese e le importazioni e, quindi, un indebolimento del dollaro. A favore dell’Euro gioca, nel breve, anche l’atteggiamento delle Banche Centrali. La retorica della BCE sui cambi è rimasta nell’ultima dichiarazione in linea con le precedenti, riconfermando una politica monetaria espansiva, senza segnali di un inasprimento dei toni a seguito del superamento della soglia 1,20 €/$.  La FED, seppur attendista nell’ultima riunione, conferma una politica monetaria oltremodo accomodante. A favore di un dollaro debole giocano anche le stime migliorative della Federal Reserve sul PIL USA: le prime fasi di ripresa economica dopo una contrazione sono solitamente negative per la valuta statunitense. Il ritorno alla crescita potrebbe essere favorito dal piano di vaccinazione previsto per l’intera popolazione e dal nuovo pacchetto di aiuti di politica fiscale recentemente approvato dal Congresso USA che potrebbe essere ulteriormente esteso.

L’evoluzione del contesto appena descritto porta a ritenere che nel medio-lungo periodo lo scenario più probabile sia quello di un dollaro in rafforzamento. Laddove le incertezze legate alle difficoltà da parte del partito Democratico di attuare il proprio programma economico nel breve saranno superate, le attese per un maggiore rigore di politica fiscale con un incremento delle tasse per ridurre il deficit combinato con una politica commerciale meno aggressiva supporteranno, progressivamente, il riapprezzamento della valuta americana. Inoltre, lo stimolo fiscale e la crescente somministrazione dei vaccini dovrebbero condurre ad uno stabile recupero dell’attività economica e ad uno scenario di possibile reflazione (in un contesto caratterizzato da tassi di interesse in aumento e una curva dei rendimenti più ripida l’ipotesi di reflazione è più che coerente), consentendo gradualmente alla FED di ridurre le azioni di tapering legate al riacquisto di bond e rientrare dalla politica monetaria espansiva.

Nel medio termine, i differenziali dei tassi di interesse e l’andamento del mercato azionario USA dovrebbero sostenere la valuta statunitense. Perciò, è opportuno tenere in considerazione la necessità di implementare, e dove presente efficientare, la massima diversificazione valutaria, da costruire in fasi di forza dell’Euro.

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